venerdì 28 novembre 2014

"Non voglio essere più gay" pubblicato da gay.tv. Quando dietro una lettera di apparente sfogo si cela una strategia denigratoria precisa, oscena e omofoba.

Luis Pabon il 17 novembre u.s. ha pubblicato un post dal titolo Why  I No Longer Want to Be Gay  sul sito thoughtcatalog che si distingue per articoli dal titolo 10 tipi di mamma che fanno schifo, 5 ragioni per cui Wikipedia è meglio che leggere libri.


Il suo post è stato ripreso in traduzione italiana da Gay.tv che lo (ri)pubblica col titolo “Non voglio più essere gay”: la testimonianza di un uomo deluso dalla comunità LGBT omettendo il nome dell'autore e l'origine del post.

Ringrazio il mio amico Sunny che mi ha segnalato il post di gay.tv.



Solo in calce al post si legge Questa testimonianza è stata pubblicata originariamente qui dove il link (come potete vedere se lo cliccate) non riporta direttamente al post ma solo alla home page dei sito...


Mi chiedo del perché questa mancanza di chiarezza e trasparenza nelle fonti usate...
Perché non un link diretto al post?
Perché non riportare il nome dell'autore e del sito originale nel quale il post è stato pubblicato? Perché non riportare che si tratta di una traduzione dall'inglese?

L'articolo è stato scelto perché in linea con la scelta editoriale di gay.tv che vuole proporre dell'omosessualità maschile una immagine granitica, unica, imperante.


Ho scritto a Pabon sperando che abbia tempo per rispondermi. Le osservazioni che seguono non riguardano il suo post ma la traduzione italiana (a tratti molto interpretante, ma questo lo vedremo in un altro post).


Per come è presentato da Gay.tv, e per l'impatto che le parole di questo post hanno in Italia, specialmente oggi, farò conto che si tratta di una articolo di un italiano, anonimo.


Pabon, pardon, l'autore anonimo, si presenta come persona gay che non vuole più essere gay.


Ci spiega cosa vuol dire essere gay? No.

Ci dice solo che dal momento che ha accettato la propria omosessualità è entrato in questa comunità alla ricerca di amore, intimità e fratellanza. Invece ciò che ho trovato è: sospetto, infedeltà, solitudine e mancanza di unione.




Essere gay per Pabon significa fare parte di una comunità.


Sia che la si intenda come significato sociologico che come significato antropologico la parola Comunità  identifica un gruppo di persone che ha delle caratteristiche in comune tali da creare un sentimento di identità attraverso una storia comune, degli ideali condivisi, delle tradizioni e dei costumi che siano la lingua parlata e il correlato sistema di significati, oppure determinate norme di comportamento, dei valori condivisi, una religione o una storia comune.




Qualunque ne sia la definizione la Comunità ha un forte valore regionale e locale. Le persone per essere in una comunità devono vivere nello stesso luogo, in un quartiere o una stessa città.


L'idea di Comunità funziona quando il gruppo comunitario è sensibilmente diverso dal resto del gruppo cittadino o comunque della zona regionale in cui solo la comunità può avere senso e trovare radicamento.



Una Comunità di persone diverse nella lingua nei costumi e nella religione rispetto la maggioranza delle persone che vive in un determinato luogo.


La comunità musulmana della città di Roma, la comunità ebraica, cioè di religione non cattolica,  la comunità gay cioè non eterosessuale.
In questa comunità, c’è talmente tanto disgusto di sé stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri.
Normalmente una comunità è autosolidale...
Ho lottato per adattare il mio codice morale a questi comportamenti, ma mi sembra di essere costretto a spingermi troppo oltre alle mie convinzioni e ai miei valori.
Normalmente la comunità è di persone alla pari. Pabon sente di non avere nulla in comune con gli altri gay dunque non sta parlando alla sua comunità.
Non importa quante volte mi sforzo di non avere una percezione falsata, di non avere preconcetti: ogni volta incappo nel solito stereotipo di uomo gay – che fa sesso con chiunque ed è ossessionato dal sesso; superficiale, incapace di avere una relazione stabile, spaventato dall’intimità, privo di amor proprio; affetto dalla sindrome di Peter Pan, con un odio per chi è più anziano. Tutte cose che pensavo fossero ormai sepolte per sempre, invece vengono fuori subito. Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché.
I gay. Non quelli come me, ma loro.

Ammesso e non concesso che essere gay significhi far parte di una comunità Pabon di quella comunità non si è mai sentito davvero facente parte, ci ha provato ma è sempre rimasto estraneo.

Allora un titolo più pertinente al suo post sarebbe stato Perché non sono mai stato omosessuale e non perché non voglio più esserlo.


Pabon intende evidentemente il termine Comunità come sinonimo di tutti i gay, non solo quelli della città in cui vive, ma direttamente i gay tout court.
Nominare una categroia per nome significa sempre indicare tutte le perosne di quella categoria.


Sembra quasi che i gay facciano fatica a superare gli stereotipi e i cliché. Sta diventando sconfortante.
I gay, cioè tutti i gay.
A ben vedere non proprio tutti gay ma solo quelli che lo danno a vedere
Ero orgoglioso di essere orgoglioso, e mi sentivo parte di qualcosa di più grande di me, un movimento di uomini che amano gli uomini e che non hanno paura di mostrarlo. Il nostro amore doveva essere un atto rivoluzionario.
Non tutti  i gay dunque ma solo quelli che non hanno paura di mostrarlo.

Siamo sicuri ?


Tanto indolore questa mostrazione non deve essere se Pabon dice che
Sono passati sette anni da quando ho deciso di vivere la mia vita da gay dichiarato e non è stata una strada facile. E’ stata anzi piena di dolore e miseria che inizialmente ho cercato di mascherare con l’alcol, le droghe, il sesso e le feste.
Dolore e miseria.


Pabon non sente il bisogno di spiegare questo dolore e questa miseria, dà per scontato che sia chiaro a tutti e tutte che i gay della comunità che vivono dichiarati hanno una vita piena di dolore e di miseria e che per non pensare a questo dolore e a questa miseria  si ricorre all'alcol alle droghe al sesso e alle feste che sono espedienti per non pensare a questo dolore e a questa miseria per dissimularle, mascherarle, nasconderle.




Siamo ancora dentro al cliché del gay solo e sofferente che tanto piace alla chiesa cattolica che solo scotomizzandolo in questi termini lo accoglie come individuo che soffre, come un cristo (se Casto) se ricordate le vere parole di Papa Francesco sui gay...


Pabon allude a un sottotesto che non esplicita dandolo per scontato e per comunemente diffuso. Di nuovo pretende che quel che prova lui sia di tutti i gay.




Tutti i gay o solo quelli che fanno le feste?

Cosa è nata prima ? La festa o il dolore?


Ecco l'inganno. Lo scippo. Il ludibrio.




Essere gay è una condizione triste e dolorosa di per sé perché, si sa, se sei gay, se hai il cancro mortale, se sei cieco, paralitico, o focomelico, soffri e cerchi di distrarti con il sesso le droghe e il rock and roll.


Ma che sagra de luogo comune!


Peggio.
Pabon ne fa una questione di razza e insinua che i gay non amino i fratelli gay.
Per Pabon un uomo gay non cerca già un altro uomo come lui ma solamente un altro gay come lui.


Per Pabon quello che ci fa gay non è il fatto di amare altri uomini come noi ma altri gay come noi.

Ed ecco perché entra in ballo la comunità universale.


Tutti gli uomini gay che cercano gli uomini gay.


Quelli etero curiosi o bisex non contano. Peggio, non esistono.
Pur riconoscendo di essere attratto dagli uomini, ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita gay è come infatuarsi di un cattivo ragazzo, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.
Dunque essere omosessuali significa adottare uno stile di vita.


Una generalizzazione talmente universale da sfiorare il ridicolo. Sarebbe come dire che siccome Berlusconi fa i festini nelle sue ville col Viagra e le minorenni tutti gli etero per essere etero fanno lo stesso.

Immaginatevi un ragazzo etero che dice


pur riconoscendo di essere attratto dalle donne ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita etero è come infatuarsi di una cattiva ragazza, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più.


on stiamo tanto lontani dalla colpa della donna tentatrice (San Paolo docet). Solo che qui i tentatori sono altri uomini come te Beh non propri come te che tu gay non lo vuoi essere più.


Pabon coniuga un odio personale verso certo libertinaggio sessuale con l'odio verso i gay dai quali si smarca con dei giudizi pesantissimi che tradiscono una omofobia interiorizzata profondamente radicata:
Una volta gli uomini erano uomini e ti approcciavano con un minimo di coraggio cavalleresco.
Non bisogna avere vissuto certe cose personalmente per sapere che anche negli anni settanta e prima ancora si vivevano situazioni di sesso selvaggio, di promiscuità assoluta, ferina e feroce...
Oggi si nascondono dietro le maschere elettroniche di Grindr oppure si piazzano vicino a voi nei locali, sperando che siate voi a provarci, in modo da potervi dire di no con arroganza e proiettare così il loro disagio. Ho notato che molti uomini gay vogliono solo una sfida e vivono per essere elusivi. Vogliono uomini che non li vogliono, uomini che ricordano la distanza emotiva o l’assenza dei loro padri.



L'assenza dei padri una delle cause dell'omosessualità nelle teorie eziologiche degli anni 50.






Un redattore di un sito con la parola gay nel titolo avrebbe dovuto trattare questo post per quello che è il vomito disgustoso di un uomo con enormi problemi di omofobia interiorizzata, un razzista che pretende che tutti i gay siano fatti nello stesso modo, che usa i peggiori stereotipi per confermare quello che la comunità etero maggioritaria pensa dell'omosessualità maschile e che solo in quei termini la lascia approdare nel mainstream dell'immaginario collettivo diffuso dai film dai reportage dai libri dalle canzoni, confondendo la causa con l'effetto e trovando conferme nel comportamento dei gay perché vede i gay con la lente deformante del pregiudizio.




Invece Gay.tv pubblica questo post senza problematizzarlo, senza denunciarne lo stigma che riversa copioso, vedendoci solamente la provocazione gratuta che monetizza in una bella discussione sulle sue pagine per avere dei click in più millantando un pubblico selezionato da vendere alla pubblicità.




*Luis Pabon is a Licensed Masters Social Worker (LMSW) who has worked with adults experiencing mental health and also chemical dependency issues. He is also an artist, poet, writer, singer-songwriter who continues to perform throughout the Capital Region sharing stories of hope, transformation and self actualization. .

3 commenti:

Marco Stizioli ha detto...

Sulle generalizzazioni sono d'accordissimo con te. I gay non sono tutti così.
Però...
Non so se ti è mai capito di frequentare locali gay o certe app gay.
Sono proprio come li descrive lui!
Allora bisogna smettere di essere gay?
No, basta cambiare posti.

Alessandro Paesano ha detto...

Guarda, già dire "i gay" per quanto mi riguarda è una generalizzazione.

In quanto ai locali gay e le chat le frequento e anche lì ci sono diverse tipologie di persone.
Non sono affatto tutti come li descrive lui...

Se hai letto bene tutto il suo post lui accusa le persone gay (non "i gay"...) di essere tutte così. questo è discriminatorio e senza alcun fondamento. Al massimo si può affermare che tutte le persone che lui ha conosciuto sono così. Ma un punto di vista così giudicante non fa statistica.
Le persone gay scopano come tutte le altre chi più chi meno a seconda del proprio carattere perché non esistono due "gay" uguali come non ci sono due "etero" uguali.

Questa tua affermazione è contraddittoria perché o "tutti i gay" si comportano così e dunque tu non sei gay o non "tutti i gay" si comportano così perché tu ti smarchi.
Ecco qual è il punto dolente smarcarsi sulla pelle "dei gay". No grazie non ci sto!

Anonimo ha detto...

Non ha caso la lettera è stata strumentalizzata dal Tempi.it, il sito di disinformazione cattolica.