venerdì 2 dicembre 2011

Il video commovente III: alcuni commenti miei e altrui sul video di Get Up sul blog Voglio sposare Tiziano Ferro

Quoto direttamente dal blog di Andrea Bordoni, Matteo Marino e Stefano Ventura
sul quale è stato pubblicato un post dal titolo

Lo spot australiano per i matrimoni gay incanta il web


 In due giorni raggiunge mezzo milione di contatti su youtube: è la campagna a favore dei matrimoni gay in Australia di GetUp. Una toccante storia d’amore da rivivere in pochi secondi in soggettiva. Il fatto che la persona attraverso i cui occhi la condividiamo sia un altro uomo all’inizio non è scontato. La coppia vive insieme giorni spensierati e divertenti, litigi, si supporta durante i momenti più dolorosi della vita, fino ad arrivare a scambiarsi davanti agli amici e alla famiglia l’anello di fidanzamento. Solo in quel momento vediamo che si tratta di due uomini. E il fatto che sia un colpo di scena dimostra come ci siano ancora pregiudizi da demolire, e diritti da conquistare. Questo spot bellissimo e commovente è un piccolo ma importante passo in questo senso e dovrebbe essere riproposto pari pari anche in Italia. Intanto possiamo cominciare a farlo girare noi sul web. I sondaggi australiani dicono che la maggior parte della popolazione è a favore dei matrimoni gay (anche molti gruppi cristiani). Ecco il video…

Questo è il mio botta e risposta con due degli autori del blog:
Alessandro Paesano says:
Ma il video deve commuovere NOI che già siamo sensibili alla causa o far riflettere GLI ALTRI che sensibili non lo sono?
Allora questo video oltre a rappresentare solo una fascia di omosessuali, GIOVANI, BELLI E RICCHI, confermando lo stereotipo che vuole TUTTI i gay “così”, non ricorda che i veri motivi per cui si chiede di allargare il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso non è solo quello della realizzazione privata (altrimenti basterebbe una cerimonia appunto tale) ma il RICONOSCIMENTO PUBBLICO, sociale, istituzionale che in questo video non si vede.
Un video di sensibilizzazione per una petizione non dovrebbe (solo) commuovere ma doverebbe anche far pensare. Pensare di testa però, non con la pancia (o col cuore) come sembrate fare tutti.
Io non sono né giovane né bello ma non è per invidia che mi lamento della bellezza del protagonista. E’ un cliché e lo critico come tale. Di cosa mai dovrei mai essere invidioso?
  1. Andrea Bordoni says:
    Premetto che non credo che questo spot sia perfetto e non sono tra quelli che si sono commossi, anche se lo trovo piacevole.
    Detto questo credo che vada bene che commuova chi è già sensibile alla causa. E penso che non ci sia spot che possa convincere o far cambiare idea a delle persone dalla mentalità incancrenita o le vittima delle pressioni religiose.
    Per il resto credo che sì, possa in qualche modo avvicinare alla causa il cosiddetto gruppo degli indecisi.
    Per quanto riguarda il fatto che il protagonista sia giovane, bello e ricco (poi tutti sti soldi non l’ho visti che gli uscivano dalle orecchie), ti chiedo se fosse stata una pubblicità etero e ci fosse stata una donna secondo te avrebbero messo una barbona, bavosa e puzzolente o magari una bella ragazza? Si tratta di logiche pubblicitarie basilari per far arrivare il messaggio e nient’altro.
    A volte voler essere critici a tutti i costi non aiuta. Soprattutto ti fa venire a te un buco al fegato. Questo spot in Australia sta muovendo qualcosa, in giro per il mondo ha commosso un po’ di gente su youtube. È poco? Ma è qualcosa. Fare il bastian contrario puntiglioso invece non aggiunge nulla. Invece di attaccare il buono o quasi buono, te lo posso concedere, continuiamo a concentrare i nostri attacchi su quello che è completamente marcio.
    1. Alessandro Paesano says:
      Guarda che io critico gli spot anche a soggetto etero se hanno gli stessi stereotipi. E il fatto che tu li accetti perchè sono delle strategie di mercato fa la differenza fra la mia critica e la tua. Tu “ti accontenti” e rimani nei ranghi prestabiliti dal mercato. Io no e provo (e sottolineo provo perchè non ho certo la verità in tasca) a fare dei ragionamenti un po’ più dal di fuori.
      Infine, come diceva Brecht, a me non interessa la realtà come è ma COME DOVREBBE ESSERE.
      Grazie per avermi risposto!
      P.S. Nonostante l’adipe il mio fegato gode di buona salute! :D
      1. Matteo Marino says:
        Questo è uno spot, non è la realtà, né un documentario. Non è neanche un film o una serie tv (dove il fatto che TUTTI i gay sono belli potrebbe darmi fastidio). E’ una pubblicità che deve convincere in meno di due minuti chi non è gay a vederli come loro stessi, con gli stessi diritti, sperabilmente, e non con il disgusto che di solito viene associato (anche inconsciamente) a due uomini che si baciano (figuriamoci se sono “brutti”).
        Un pubblicitario sarebbe stato licenziato se avesse suggerito di mettere due gay “brutti”. Non era la pubblicità adatta a veicolare questo messaggio. Non si tratta di restare nei “ranghi” del mercato o di essere limitati da certi schemi: si tratta di comprendere il mercato e di capire le opportunità e capire quali stereotipi scardinare di volta in volta.
        La carineria dei protagonisti mi sembra proprio un falso problema. Io la vedrei più con ironia: come quegli spot in cui chi usa la crema antirughe non ha una ruga e le donne che si depilano non hanno già in partenza alcun pelo sulle gambe.
        Quanto a Brecht, mi sembra che oltre a comunicare alla pancia, lo spot comunichi anche alla testa: quel “colpo di scena” finale in cui scopriamo che il soggetto della soggettiva è un uomo sta a illustrare l’interscambiabilità “coppia etero-coppia omo” in un contesto di diritto al matrimonio e di condivisione di vita. Questo è un concetto che va elaborato, riflettuto, e la dichiarazione è posta in un contesto sociale di parenti e amici, quindi eccolo quello che tu senti mancare: il riconoscimento sociale. Quello istituzionale segue subito dopo nel messaggio della scritta bianco su nero: It’s time. End marriage discrimination. Manca perché purtroppo le istituzioni ancora lo fanno mancare. La mancanza che senti è il messaggio dello spot: riempiamo questo spazio vuoto, poniamo fine alla discriminazione allargando il diritto al matrimonio.
        Essendo le uniche parole dello spot, assumono un peso rilevante nell’economia del tutto.
        Il video certo non ha lo scopo di rappresentare TUTTE le coppie gay. E i gay belli esistono. Non diventiamo intolleranti verso di loro! NOn è colpa loro: è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo! :-)
        Più che cercare il pelo nell’uovo in queste iniziative lodevoli e di successo, cerchiamo di proporre in Italia cose così d’impatto, e non solo di testa e “fuori dagli schemi” che capiamo solo tra noi e non arrivano al pubblico che dovremmo sensibilizzare. Le associazioni in Italia sembra parlino solo tra loro e col loro ristretto target, o propongono autogol come le liste di outing senza prove e senza conseguenze reali. A che serve?
        P.S. Io sono tra quelli che si sono commossi. E non me ne vergogno affatto. Sarà perché mi ricorda un’esperienza personale :-) Eppure non mi si è scollegato il cervello dietro l’occhio appannato.
        1. Alessandro Paesano says:
          MMM.
          Chi dei due portava l’anello di diamanti?
          Tu o lui?
          Il problema dei “brutti” è che li vedi brutti tu. Io ci vedo persone meno stereotipicamente “belle” come quel ragazzo… Ma comunque persone.
          l’alveo familiare NON E’ la società, questo lo sa qualunque studente al primo anno di sociologia.
          Quello che mi fa rabbia dei commenti come il tuo è che mentre io non ho problemi ad ammettere che ho valori (morali e politici) diversi dai tuoi dove diverso non vuol dire migliore o peggiore, tu pretendi di avere ragione e che tutti la pensino come te e che quello strano sia io. Magari è vero, ma a fidarsi del buon senso popolare saremo ancora tutti col sistema tolemaico, con la convinzione di Lamarck che i figli ereditano i caratteri fenotipici dei genitori e che l’omosessualità è una malattia…

Matteo Marino says:
Questo è uno spot, non è la realtà, né un documentario. Non è neanche un film o una serie tv (dove il fatto che TUTTI i gay sono belli potrebbe darmi fastidio). E’ una pubblicità che deve convincere in meno di due minuti chi non è gay a vederli come loro stessi, con gli stessi diritti, sperabilmente, e non con il disgusto che di solito viene associato (anche inconsciamente) a due uomini che si baciano (figuriamoci se sono “brutti”).
Un pubblicitario sarebbe stato licenziato se avesse suggerito di mettere due gay “brutti”. Non era la pubblicità adatta a veicolare questo messaggio. Non si tratta di restare nei “ranghi” del mercato o di essere limitati da certi schemi: si tratta di comprendere il mercato e di capire le opportunità e capire quali stereotipi scardinare di volta in volta.
La carineria dei protagonisti mi sembra proprio un falso problema. Io la vedrei più con ironia: come quegli spot in cui chi usa la crema antirughe non ha una ruga e le donne che si depilano non hanno già in partenza alcun pelo sulle gambe.
Quanto a Brecht, mi sembra che oltre a comunicare alla pancia, lo spot comunichi anche alla testa: quel “colpo di scena” finale in cui scopriamo che il soggetto della soggettiva è un uomo sta a illustrare l’interscambiabilità “coppia etero-coppia omo” in un contesto di diritto al matrimonio e di condivisione di vita. Questo è un concetto che va elaborato, riflettuto, e la dichiarazione è posta in un contesto sociale di parenti e amici, quindi eccolo quello che tu senti mancare: il riconoscimento sociale. Quello istituzionale segue subito dopo nel messaggio della scritta bianco su nero: It’s time. End marriage discrimination. Manca perché purtroppo le istituzioni ancora lo fanno mancare. La mancanza che senti è il messaggio dello spot: riempiamo questo spazio vuoto, poniamo fine alla discriminazione allargando il diritto al matrimonio.
Essendo le uniche parole dello spot, assumono un peso rilevante nell’economia del tutto.
Il video certo non ha lo scopo di rappresentare TUTTE le coppie gay. E i gay belli esistono. Non diventiamo intolleranti verso di loro! NOn è colpa loro: è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo! :-)
Più che cercare il pelo nell’uovo in queste iniziative lodevoli e di successo, cerchiamo di proporre in Italia cose così d’impatto, e non solo di testa e “fuori dagli schemi” che capiamo solo tra noi e non arrivano al pubblico che dovremmo sensibilizzare. Le associazioni in Italia sembra parlino solo tra loro e col loro ristretto target, o propongono autogol come le liste di outing senza prove e senza conseguenze reali. A che serve?
P.S. Io sono tra quelli che si sono commossi. E non me ne vergogno affatto. Sarà perché mi ricorda un’esperienza personale :-) Eppure non mi si è scollegato il cervello dietro l’occhio appannato.
  1. Alessandro Paesano says:
    MMM.
    Chi dei due portava l’anello di diamanti?
    Tu o lui?
    Il problema dei “brutti” è che li vedi brutti tu. Io ci vedo persone meno stereotipicamente “belle” come quel ragazzo… Ma comunque persone.
    l’alveo familiare NON E’ la società, questo lo sa qualunque studente al primo anno di sociologia.
    Quello che mi fa rabbia dei commenti come il tuo è che mentre io non ho problemi ad ammettere che ho valori (morali e politici) diversi dai tuoi dove diverso non vuol dire migliore o peggiore, tu pretendi di avere ragione e che tutti la pensino come te e che quello strano sia io. Magari è vero, ma a fidarsi del buon senso popolare saremo ancora tutti col sistema tolemaico, con la convinzione di Lamarck che i figli ereditano i caratteri fenotipici dei genitori e che l’omosessualità è una malattia…
    1. Andrea Bordoni says:
      Sì, ma al primo anno di sociologia immagino anche che dicano che gli spot li guarda la società.
      Viva i brutti e chi li vede belli :-)
      Per il resto i nostri commenti, i miei, i tuoi e quelli di Matteo sono tutti uguali. Diciamo come la pensiamo e vorremmo, spereremmo che tutti gli altri fossero d’accordo con noi. Nessuno mi sembra ha problemi ad ammettere i propri valori (morali e politici). Quindi non ti arrabbiare… ricorda il fegato :-)
      1. Alessandro Paesano says:
        Diciamo che al primo anno di sociologia dicono anche che gli spot rielaborano l’immaginario collettivo della società.
        E comunque TU non sei la società…
        Invece di continuare a nominare il mio fegato (che già t’ho detto, sta bene), argomenta il tuo punto di vista, là dove tu vedi una cosa ovvia io lavoro col mio vaglio critico..
        forse è il tuo di fegato che si rode perchè tu semplifichi dove io vedo un mondo complesso…
        Complimenti per le risposte comunque piene di spunti critici, profonde umili, e tranquille, per niente acide da checca isterica come il migliore cliché vuole…
        1. Andrea Bordoni says:
          A parte il fatto che abusi della parola clichè.
          A parte il fatto che davvero non c’era assolutamente nulla di acido in quello che ho scritto.
          A parte il fatto che non vedi l’ironia neanche se aiutato con simboli.
          A parte il fatto che il più grande clichè è dare a un gay della checca isterica solo perché sta dicendo che la pensa diversamente da te.
          Ma oggi non mi va di mettere da parte nessun fatto.
Dopo di che mi ha bloccato la possibilità di replicare. Molto da ... checca isterica, che dite?

E questi gli altri commenti


  1. walter says:
    bellissimo———
  2. chango says:
    mi sono commossa.. è bellissimo :)
  3. Mamma Commossa says:
    Di solito mi fai ridere col tuo blog.
    Ma quando commuovi, commuovi proprio!
    Grazie
  4. Art is the Cure says:
    Il video è semplice, efficace e mi ha commosso.
    Condividiamolo!
    Leggo altrove una sterile polemica sul fatto che i protagonisti del video sono troppo belli e le tappe della loro storia troppo standard…
    EH???
    Sarà che noi italiani siamo fissati col neorealismo, ma se fanno un film su di me, voglio che l’attore scelto per interpretarmi sia bellissimo! :-)
    È uno SPOT, i protagonisti devono essere affascinanti, e la storia che racconta è la storia di una coppia comune che attraversa tutte le fasi della vita, belle e brutte, e arriva a decidere di passarla insieme… Le tappe dovevano essere per forza “standard”, mica è un film su belli (anzi brutti) e dannati. Su!
    Uno spot così in Italia sarebbe dirompente. Purtroppo sul web finirà per girare “tra noi gay” per la maggior parte, e non tra gli etero, e tra quelli che non la pensano così… Ma anche tra i gay farà bene, c’è ancora tanta omofobia interiorizzata, purtroppo! Lo dico perché anch’io me ne sono dovuto liberare a fatica :-)
    1. Carlo F says:
      Troppo belli?
      Tutta invidia! :-D
  5. Nello says:
    Apprezzo che tu abbia parlato di questo spot ma non mi piace che tu abbia caricato il video sul tuo profilo youtube, eliminando i riferimenti alla petizione. Se supportiamo una causa, facciamolo fino in fondo. Non so quante visualizzazioni ha il tuo blog ma nel loro piccolo possono supportare la causa australiana.
    1. Matteo Marino says:
      Caro Nello,
      i riferimenti alla petizione non sono stati eliminati
      il link è in fondo al video, non lo abbiamo tagliato! Grazie della precisazione! Eccolo:
      http://www.getup.org.au/campaigns/marriage-equality/petition/sign-and-share
      1. David says:
        Video da brividi e lucciconi!
        Ero andato sul sito di GetUp all’indirizzo alla fine del video, ma non sono riuscito a firmare la petizione. Forse possono farlo solo i cittadini australiani? Mi chiede di inserire il postcode, ma me lo rifiuta.
        Nello, mi puoi aiutare?
  6. Fabio says:
    …son qui coi lacrimoni…. E’ bellissimo….. grazie per averlo segnalato! Peccato che in Italia non vedremo mai uno spot del genere :-(

Lacrimoni, brividi, e spirito critico zero...

Poi vi chiedete perchè il movimento langue?


1 commento:

Fabiola Colombo ha detto...

i brividi e i lacrimoni servono a quello: a non far pensare. Se mi commuovo, non ragiono. Se non erro Pound diceva "il pensare divide il sentire unisce", dobbiamo forse rinunciare a pensare per amalgamarci nella società bene? O forse il punto è qui: per alcuni rinunciare al pensiero è un rinunciare all'essere, per altri...