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martedì 13 gennaio 2015

Ma quella vignetta, caro dottor Coco, è squisitamente maschilista.

Della vignetta pubblicata nel 2012 da Charlie Hebdo avevo avuto modo di parlare già su faccialibro.



Nella vignetta si dice Monsignor Vingt-trois ha tre papà e si disegna gesù con il triangolo dello spirito santo ficcato su per il culo che incula dio mentre una fascetta con la scritta matrimonio omo la caratterizza ulteriormente. 

Monsignor Vingt-trois, arcivescovo di Parigi, strenuo oppositore del matrimonio egualitario, nel 2012 aveva fatto recapitare a tutte le diocesi una preghiera contro le mariage pour tous nella quale tra le altre cose, si diceva perché i bambini e i giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti così da beneficiare pienamente dell’amore di un padre e di una madre.


Le figure chiave della religione cattolica venongo descritte come tre papà in un matrimonio omo che, guardacaso, fanno incularella... 

Per sfottere la santissima trinità, Luz, al secolo Renald Luzier, autore anche di una delle vignette su maometto che ha scatenato la follia omicida contro la redazione del settimanale, ha pensato bene di rappresentarla nell'atto di scopare in culo

Il sesso come sfottò.

Come scrivevo su faccialibro non ho niente da ridire sull'irriverenza irrispettosa con cui si descrive un rapporto sessuale - penetrativo - tra dio gesù e lo spirito santo (simboleggiato dal triangolo che in realtà è simbolo di perfezione divina...) viene da interrogarsi sui significati dell'impiego del sesso come strumento satirico di presa in giro


Rosario Coco su gaiaitalia.com ci dice, senza spiegarcelo però, come rappresentare in un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere.

Affermazione interessante che però ci sembra priva di fondamento anche a una lettura superficiale della vignetta.

Dio si fa inculare da gesù che ha a sua volta nel culo il triangolo che simboleggia lo spirito santo.

Qual è qui la presa in giro?

Credo di non sbagliare se riassumo il meccanismo comico della vignetta così:

Quel che nel maschilismo è una cosa negativa (la penetrazione anale del maschio)  diventa qui qualcosa di "presuntamente positivo" perchè ai gay prenderlo in culo, anche se fa male, piace


Con questa argomentazione, si appronta la goliardata di mostarre la trinità in una incularella generale.

Dunque la presunta positività con cui viene presnetato il coito anale rimane strumento di punizione, si irisione, di umiliazione, strumento di controllo e di potere.
 

Si prende una pratica sessuale la si relega e attribuisce a un orientamento sessuale soltanto mostrandola come qualcosa di apparentemente giocoso mentre in realtà si sta usando quella pratica per prendere in giro per offendere per irriverire (lo so che non si dice).

Senza il maschilismo a fare da cornice di significato questa vignetta non farebbe ridere.

E se tiri in ballo una cornice di significato l'hai già agita nel suo significato originario prima ancora di credere di inziare a prenderla in giro...

Come si fa a essere critici del maschilismo se si resta maschilisti???  


Cerchiamo di verificare quanto andiamo affermando.
 
1) Il sesso penetrativo usato come strumento di potere. 


Il cazzo in culo è la quintessenza dell'equilibrio di potere tra maschi

Dal simbolo di sopraffazione e sconfitta allo stupro punitivo (nel film Niente baci sulla bocca, il pappa incula davanti a tutti gli altri maschi della banda il giovane marchettaro etero che coi maschi fa solo l'attivo perchè ha osato scopare con la sua puttana) il cazzo in culo del maschilismo è qualcosa di negativo, di offensivo, di ambiguo, di doloroso, di innaturale, segno di sottomissione, di sconfitta, di umiliazione, di controllo e assoggettamento.




Nella vignetta viene presentato come un gesto allegro rimandando però al suo vero portato maschilista di stupro che qui assume anche un che di macabro (notare i fori sui piedi e le mani di gesù).

Con la scusa dei froci disgno dio inculato da gesù... Dov'è la sottile critica al maschilismo?

Finchè diamo senso all'equazione froci=cazzo in culo poco importa se poi  pensiamo che schifo o che bello siamo tutti figli (e figlie) dello stesso maschilismo.

 
2) La riduzione dell'orientamento sessuale alle pratiche sessuali.

Il mariage omo cui fa riferimento la vignetta viene sussunto ...nel cazzo in culo, quello cui fanno riferimento tutti (e tutte) quando si pensa a due uomini che fanno sesso... 

Nel traslato (apparente) da negativo a positivo dell'inculata questo luogo comune (coito anale come pratica esclusivamente omo) viene belluinamente confermata.

Se la vignetta è omofoba non è perchè prende in giro il cazzo in culo, che non è pratica distintiva dell'omosessualità maschile, lo è semmai perchè riduce l'omosessualità al cazzo in culo... 

3 Il coito anale usato come strumento di dissacrazione e presa in giro.
 
Leggiamo per intero il ragionamento di Coco
Qual è la differenza tra lo scherzo e la discriminazione, tra l’insulto e la satira? Non c’è dubbio che diversi in Italia avrebbero parlato di omofobia di fronte alla vignetta di cui dicevamo prima. Peccato che la sessualità (e non l’omosessualità) sia un argomento all’ordine del giorno per Charlie Hebdo e che rappresentare un rapporto a tre le figure più sacre del cristianesimo sia una sottile presa in giro del maschilismo che pochi sanno cogliere. Una presa in giro che ovviamente fa leva su una montagna di ipocrisia.
Ben altro, invece, se si compie uno sforzo di immaginazione, sono tutti quegli atti, immagini o comportamenti volti a istigare discriminazione vera e odio. Vero è anche che tutto questo è relativo alla cultura di un Paese. Se però entriamo nell’ambito di ciò che può indurre alla discriminazione, dovremmo allora prendercela (e dobbiamo farlo) con centinaia di messaggi pubblicitari e immagini che sfruttano un determinato immaginario collettivo sessista. La differenza, però, è che in questi casi non c’è la minima intenzione di ironizzare o mettere alla berlina un pregiudizio, ma vi è solo il il bieco obiettivo di specularci.

Per Coco quello di dio e gesù non è una inculata irriverente ma un rapporto

Coco beve senza batter ciglio l'idea che quando due uomini hanno un rapporto ci sarà necessariamente un cazzo che viene messo in un culo...

E' proprio questa idea, che anche Coco trova naturale, a essere maschilista e, anche, omofoba.





Se per fare critica politica si usa una idea maschilista (il cazzo in culo come strumento di presa in giro) e omofoba (froci=cazzo in culo) dandola in maniera acritica e scontata, non solo la si conferma con tutto l'annesso e connesso ordine narrativo (e di potere) fallocratrico maschilista e patriarcale ma lo si fa senza nemmeno rendersene conto e forse senza nemmeno volerlo.

Non dubitiamo della buona fede con cui la vignetta è stata fatta. Per noi questo la rende acora più pericolosa perchè la buona fede con cui pesca nel bacino argomentativo del maschilismo - per irridere la chiesa uso il sesso come strumento di offesa - (di)mostra che una critica al patriarcato fallocentrico non solo non è approntata ma non ci si rende nemmeno conto della sua necessità. 

Una satira maschilista non è uan satira con un errore è una satira sbagliata.

Finchè l'immaginario collettivo sull'omosessualità sarà così maschilista (dove sono le donne del mariage omo? Ah già le donne non sono omo) come potremo combattere l'omofobia?

Questa lettura così incauta e superficiale che vede il sessismo ma non si accorge del maschilismo, è una conferma alla potenza devastante e maschilista di questa forma di satira fatta da eteronormati (e non mi sto certo riferendo all'oreintamento sessuale) che non riescono a vedere nell'atto sessuale uno strumento di amore ma uno strumento di punizione e presa in giro.

Ci sarebbe molto di più da dire sull'uso maschilista del cazzo in culo.

Ci sono molti uomini altrimenti intelligenti che sul coito anale maschile affermano le leggende metropolitane più ingenue e disustosamente misogine pretendendo che il culo maschile scopato faccia provare più piacere di quello femminle, vuoi perchè l'uomo ha la prostata vuoi perchè il culo maschile sarebbe innervato più di quello femminile... 


Perchè come ricorda Marziale solo il maschio ha il culo la donna ha doppia fica...

Perchè insomma saremo anche froci e lo prenderemo anche in culo ma a vedere dio inculato da gesù siamo contenti per l'irriverenza e l'umiliazione e la goliardata che questo gesto implica. 

Lo stesso che fa ficcare per gioco nel culo di adolescenti manici di scopa e tubi di compressori...

Coco dice che si tratta di una presa in giro legittima e che l'inneggio alla violenza contro i gay è altra cosa.

Purtroppo l'uso del sesso come strumento simbolico  di qualcosa d'altro che non sia il piacere dato e ricevuto è sempre un atto di violenza assoluto.

E' sempre uno stupro.
 

E' alla base del sistema patriarcale è alla base di ogni rapporto di potere tra maschi, è alla base di una falocentricità cui niente e nessuno (solo al maschile che le donne nel maschilismo sono oggetti e non soggetti) può derogare. 

E visto che non c'è niente di più simbolico di una vignetta satirica (lo sanno bene quelli che si sono incazzati al punto tale da uccidere...) forse bisogna richiamare alla responsabilità etica e dunque politica della satira responsabilità di chi quella vignetta la disegna e quella critica di tutte le persone che davanti a quella vignetta invece di inorridire sorridono o ne minimizzano la portata violenta.

Come dicevamo sul post di faccialibro ci chiediamo se non ci sia qualche spazio di manovra, al di là della sacrosanta e irrinuciabile solidarietà contro l'atto di barbarie che ha ucciso i vignettisti di Hebdo, ma per fortuna non Luz che quella mattina era assente dalla redazione per un banale imprevisto, per smarcarsi da una satira così maschilista e patriarcale da piacere a tutti e, ahiloro, a tutte. 

Beh speriamo di non essere poi così sole...


 



mercoledì 10 dicembre 2014

La maternità omogenitoriale fa capolino in uno spot: le parole con cui lo dice la stampa.

La vodafone lancia la rete 4g con Fabio Volo come testimonial.
Nello spot mentre Volo recita Bisogna avere pazienza, ci vuole tempo, dobbiamo fare un passo alla volta. Ma magari invece no. Magari invece è arrivata l’ora di avere coraggio due amici e un'amica si lanciano da un dirupo nel mare mentre una donna che ha appena partorito viene raggiunta dalla sua compagna che prima guarda il neonato\la neonata e poi la bacia castamente sulla fronte.





Il blog Lez Pop  accoglie lo spot commentando che laddove la politica non arriva ci pensa il marketing ed è il segno che i tempi cambiano. Del resto, come afferma Fabio Volo alla fine del video: «Noi non siamo fatti per aspettare». (il neretto è nel testo)

Lez pop si accontenta di poco...
A vedere bene lo spot la presenza della coppia è un'apparizione fugace e timida, a comincare dal bacio sulla fronte, sororerno e poco da donne innamorate.
D'altronde si sa, la maternità, chiunque sia la persona che la neo-mamma ha accanto come amante, viene presentata come qualcosa di a-sessuato.
Un bacio meno parentale e più sensuale avrebbe legittimato di più l'amore tra due donne mentre così viene semplicemente legittimata la maternità anche di una coppia di donne.

Coppia di donne, non già coppia lesbica.

Perchè due donne che stanno insieme non sono necessarimante lesbiche, possono anche essere bisessuali.
In ogni caso ci interessa davvero stabilire l'orientamento sessuale delle persone partendo dall'assortimento sessuale della coppie?

Due donne stanno insieme.

Il loro stare insieme fa di entrambe due lesbiche?

Non necessariamente. Allora non esprimiamoci su cio che non è certo.


Invece dalla stampa la coppia viene definita lesbica.

Oddio.

Non proprio.

Quasi l'unanimità della stampa alla parola lesbica preferisce un maschilista e odioso donne gay o unioni gay.
 
Lo spot Vodafone con Volo e due mamme gay
titola il giornale


Il corriere titola Mamme lesbiche nello spot Vodafone ma poi ci ripensa nel sottotitolo
Per la prima volta una pubblicità italiana mostra una coppia di genitori gay. 

Adesso, è vero che genitori,  maschile plurale, nella lingua italiana, designa tanto il padre quanto la madre, ma trattandosi nello specifico di due madri e di nessun padre non era forse il caso di usare genitrici? E genitrici lesbiche e non genitrici gay?

C'e dell'altro.

Da un lato un prete sull'Huffigtonpost usa lo spot per chiedere che l'unione tra persone dello stesso sesso non venga chiamata matrimonio, ma venga usato un altro nome perché se no si litiga, ci si insulta, ci si irrigidisce. E, da rigidi, la verità sfugge. 

Secondo la solita supremazia culturale etnocentrica della chiesa cattolica, che fa disgusto e orrore,  si scippa il matrimonio laico, che è l'unico ad avere validità legale in Italia, e lo si attribusice alla chiesa cattolica pretendendo che il matrimonio, che è di tutti e tutte, cambi nome così che il matrimonio cattolico e discriminatorio possa essere solamente delle coppie di sesso diverso.

Un terrorismo culturale insostenibile da rispedire al mittente senza mezzi termini.

Dall'altro lato Queer blog invece fa professione di lesbofobia affermando una deliratente anormalità delle coppie omogenitoriali quando afferma che
qualche italiano che vedrà la pubblicità capirà senz'altro che bisogna avere coraggio anche per superare le diversità e le barriere che dividono ciò che è ordinario da ciò che invece non lo è.
Ordinario cioè: Conforme all'ordine, alla regola, alla norma.

Dal che si deduce che per Mik di Queerblog (che chi legge questo blog già conosce per le sue ecolalie) una famiglia omogenitoriale è fuori dall'ordinario, cioè non consueta, dunque anormale.

Squisito esempio di lesbofobia...

Se invece di pretendere di cambaire il mondo, che cambia benissimo da solo, provassimo prima a cambiare noi stesse e noi stessi...


martedì 9 dicembre 2014

Le accuse gratuite al corpo insegnante in un post del blog il grande colibrì


Parlando di omofobia nelle scuole sul blog il grande colibrì, Gianfranco, niente cognome, afferma con granitica sicurezza che 
In molti casi non vi sono posti più escludenti, discriminanti, volgari della scuola. Inutile sorprendersi. La colpa? Assolutamente non degli adolescenti che, anzi, si prestano a voler percepire ciò che li circonda, ma dei professori che continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Per corroborare questa affermazione tranchant e troppo generalizzante  Gianfranco porta delle argomentazioni deboli.

Gianfranco è professore (non ci è dato sapere di quale materia) e tanto basta a dare autorevolezza alle sue opinioni. 
Essere un insegnante e vivere ogni giorno tra le mura di una scuola, mi porta a credere che questo nuovo ombelico del mondo della querelle omofoba incentrato nella scuola italiana non sia una forzatura dei media ma una realtà tangibile e terribilmente vera.  

 Quale querelle omofoba?
La cronaca recente ci rimanda alla campagna promossa da Forza Nuova a Milano per segnalare tutti gli insegnanti che dissertano sulle tematiche del gender (repubblica.it), per non parlare dell'aggressione ad Assisi subita da un quattordicenne da parte di un docente dopo che il primo sarebbe stato additato come conoscitore della questione omosessuale. Per aver risposto il giovane sarebbe stato brutalmente malmenato (giornaledellumbria.it). E se non bastasse pensiamo alla docente di religione di Torino che ha sostenuto che l'omosessualità si può curare (repubblica.it), per poi giungere a qualche diocesi (e non solo) che vorrebbe monitorare tutte le scuole dove si continua ad affrontare la questione pericolosa del gender (repubblica.it).
Dei quattro esempi riportati uno riguarda Forza Nuova che invitava a denunciare il corpo docente, un altro una richiesta fatta dalla Diocesi sempre a danno della docenza.
Degli unici due casi imputabili al corpo docente il primo riguarda  un fatto eccezionale, per fortuna molto più che raro nelle nostre scuole, quello di un docente che ha aggredito fisicamente uno studente minorenne, il secondo caso riguarda il contenuto omofobo di una lezione di una docente di religione. 
Un po' poco per corroborare l'affermazione che i  professori continuano ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.
Dinanzi ad alcuni e alcune insegnanti  che hanno pensieri e comportamenti omofobi, ma anche maschilisti, sessisti e patriarcali, ci sono altrettanti e altrettante insegnanti che fanno il loro lavoro davvero bene tanto che se quelle persone cui Gianfranco riconosce il merito di sensibilizzazione* 
entrano nelle scuole è solo ed esclusivamente grazie al corpo docente, perché senza l'autorizzazione degli organi di autogoverno delle nostre scuole (dal Collegio Docenti al Consiglio d'Istituto) nessuno e nessuna può entrare a scuola.

La retorica di fondo dalla quale Gianfranco parte per il suo j'accuse è generalista e mette sullo stesso piano responsabilità della singola persona a problemi strutturali  delle scuole alle mancanze dei programmi scolastici ministeriali dai quali il corpo docente non può derogare sensibilmente.

Così l'affermazione che il corpo docente  continua ad essere in molti casi una delle categorie più aberranti che la storia ricordi mal si accorda con la considerazione che 
- mentre le scuole cadono a pezzi, in alcune province nelle classi si resta al freddo e al gelo per mancanza di fondi, noi docenti viviamo la condizione di classe lavoratrice meno considerata a livello planetario, si fanno i conti con la carta e quella igienica sparisce nel momento del bisogno. 
Delle due l'una.

O la classe docente è quella meno considerata (e il primo a considerarla poco è proprio l'autore di questa denuncia) o è una delle categorie più aberranti che la storia ricordi.

Che Gianfranco si decida.

A leggere in tralice il post di Gianfranco  non posso evitare di notare e far notare come tutto il post sia un profluvio di plurali maschili usati come neutri ambigenere.

Gianfranco scrive i professori ma intende anche le professoresse, parla di allievi ma intende anche allieve.
Per chi critica al corpo docente l'imposizone di un insegnamento che fa continuo riferimento a quella distinzione marcata tra ruolo maschile e femminile, in quella esaltazione di ciò che è da uomini o meno non c'è male. 
Per coerenza critica Gianfranco si dovrebbe almeno provare ad affrontare il problema del sessismo linguistico.
Invece il pensiero di Gianfranco è squisitamente, cioè, disgustosamente, maschilista e sessista.
Vediamo.
Il calendario va avanti verso il 2015, mentre alcune mentalità restano ferme ai tempi del libro "Cuore". E poi giammai sia nominata la parola "preservativo" in un discorso. Giammai! Per poi ritrovarsi ad avere allievi malati o allieve in attesa.
Dunque per Gianfranco le infezioni sessualmente trasmesse (non son chiamate più malattie da una decina di anni perché quel che si trasmette sessualmente non è già la malattia ma l'infezione, non lo diciamo noi ma l'Istituto Superiore della Sanità) son prese solo dai maschi, le femmine restano invece incinte...
Naturalmente per ogni ragazza che è in attesa c'è un ragazzo che ha contribuito a quell'attesa mentre le infezioni sessualmente trasmesse non guardano in faccia né al sesso biologico né all'orientamento sessuale.
Visto che parliamo di insegnamento e che Gianfranco mette in ballo le informazioni non si può sottrarre dal vaglio della weltanschauung che emerge dal suo modo di parlare, e scrivere.

Così come non si può tacere dell'italiano stentato di alcuni passaggi del post di Gianfranco:
Provate a manifestare in certi luoghi un desiderio di travalicare il proprio genere alla ricerca di una nuova identità in classi dove si combatte quotidianamente affinché si raggiunga uno sviluppo dell'ormone pari alla quantità di becchime assunto da tante galline che razzolano in un cortile.
Quali luoghi?
Chi combatte per lo sviluppo dell'ormone?
Chi sono le galline?
Cosa è il becchime? 
Che significa travalicare (cioè esagerare, trascendere; superare, oltrepassare o, ancora, trasgredire fonte Dizionario Garzanti online ) il proprio genere ? 

Ancora.
Si impedisce di credere che si possa amare una persona dello stesso sesso non perché si è malati e che contro l'amore non c'è pillola che tenga per guarire ma solo l'amore e l'accettazione verso se stessi.
Infine la pretesa che l'omofobia riguardi solamente il corpo docente e che ristagni nelle scuole e non dal mondo esterno è davvero naïf e tradisce un modo di vedere per compartimenti stagni. Se l'omofobia è nelle scuole non c'è perché lì vi nasce.. Semmai lì vi transita attraverso tutte le persone che a scuola vi lavorano siano esse insegnanti o studenti.

Ivi compresi anche quegli insegnanti che trattano colleghi e colleghe con una prosopopea che attesta un odio di classe davvero insostenibile...


* Le iniziative di discussione, spesso avviate grazie ad associazioni o alla volontà dei singoli, sono poi osteggiate proprio da quei gruppetti di docenti che della rigidità mentale hanno fatto l'unico vessillo in nome dell'elasticità con la quale accettano che certe vite possono essere spente lentamente