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mercoledì 2 aprile 2014

Elementidicritica fa coming out. E se la teoria queer fosse una sciocchezza assoluta?

E' solo un dubbio, un prurito, un istinto, un'intuizione, ma la teoria queer mi sembra una sciocchezza assoluta.

Non ne so moltissimo, è vero, perciò prendo spunto dalla primavera queer che si svolgerà il prossimo 28 aprile e fino al 3 maggio all'Università di Chieti Gabriele D'annunzio per approfondirne lo studio.


Più di uno stimolo e un'occasione per approfondire questa teoria (ma il plurale è d'obbligo) e cercare di dare una forma sistematica a un dubbio, a una opposizione che ogni fibra del mio corpo prova quando leggo commenti al mondo lgbt da punto di vista Queer.

Per il momento analizziamo l'introduzione pubblicata sul sito della primavera queer chietina scritto da Lorenzo Bernini (docente universitario):

Un gruppo autonomo di studenti e studesse (alcun* dei quali già attivisti nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion) hanno promosso a Chieti la Primavera Queer come momento di autoformazione, incontro e discussione introno alla teoria queer.
Il progetto è stato presentato al bando 2013 per le attività socio-culturali degli studenti dell’Università d’Annunzio, selezionato e finanziato. Docenti, autori e autrici, noti anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
«Il termine "queer" è un significante fluttuante, la cui ricchezza consiste nel dover essere definito a ogni suo uso, o al contrario nel poter essere utilizzato senza essere compiutamente definito. Da un punto di vista politico, l’aggettivo “queer” si presta pertanto a caratterizzare pratiche politiche radicali in cui la lotta contro maschilismo, eterosessismo, omotransfobia, omotransnormatività non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza. Da un punto di vista teorico, invece, esso non si attaglia a circoscrivere un preciso ambito disciplinare, ma piuttosto a indicare l’atteggiamento critico di un soggetto che fa del sessuale un motivo di ricerca infinita. Se negli USA c’è ormai chi denuncia l’esaurimento delle cosiddette teorie queer, la loro istituzionalizzazione, la loro complicità con il capitalismo neoliberale, in Italia il crescente interesse per queste pratiche di militanza e di sapere presso le nuove generazioni LGBTIA attesta l’emergere di una nuova coscienza critica che non si accontenta delle rivendicazioni espresse dai movimenti lesbici e gay italiani mainstream negli ultimi trent’anni e si interroga sulla possibilità di altre modalità di pensiero e azione.» (Lorenzo Bernini per la "Primavera Queer")
Partiamo dall'analisi lessicale.

Studesse è termine peregrino per almeno due motivi.

1) Alma Sabatini suggeriva già nel 1986 di usare studenti come sostantivo epiceno (ambigenere) gli e le studenti.
Questo per evitare quella desinenza in essa che deriva dai termini nobiliari dove l'essa sottolineava la moglie di per cui una baronessa non era già un barone donna, ma la donna del barone.

Studessa mantiene la desinenza creando un neologismo inutile e privo di ragione, perchè non direttamente studenta allora?

Il neologismo non impedisce di usare uno studenti senza studesse

per le attività socio-culturali degli studenti
mentre seguendo il suggerimento di Sabatini la frase sarebbe stata

per le attività socio-culturali degli e delle studenti.

2) L'asterisco per sostituire le due desinenze sessuate è largamente superato.

La cosa curiosa è che chi scrive usa l'asterisco per qualcuno e qualcuna ma poi tiene  pronome relativo (dei quali) e  sostantivo (attivisti) al maschile.

La soluzione migliore è quella di trovare un termine ambigenere che sostituisca i termini che vanno invece diversamente accordati.

In ogni caso se si usa l'espediente dell'asterisco lo si deve fare sempre e la frase coerente (più che corretta) dovrebbe essere
Un gruppo autonomo di studenti e studesse (alcun* dei/lle quali già attivist* nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
mentre con un semplice accorgimento può diventare 
(che in parte hanno già fatto opera di attivismo nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
oppure
(che in parte hanno già partecipato ai collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
Ah, normalmente i nomi di associazioni, etc. vanno tra virgolette o in corsivo, che è la stessa cosa...
(che in parte hanno già partecipato ai collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion)
Se sono maestrina dalla penna rossa più che mai è perchè chi rivendica
una nuova coscienza critica che non si accontenta delle rivendicazioni espresse dai movimenti lesbici e gay italiani mainstream negli ultimi trent’anni e si interroga sulla possibilità di altre modalità di pensiero e azione

 non può cadere così miseramente sull'abc della lotta al sessismo nella lingua italiana.

Chi scrive rinuncia per esempio a una regola della grammatica corrente quando dice

Docenti, autori e autrici, noti anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
L'accordo di genere si può fare riferendosi al sostantivo più vicino e quindi si sarebbe potuto scrivere agevolmente
Docenti, autori e autrici note anche a livello internazionale, si alterneranno in sei giorni di seminari e laboratori.
Senza virgola ovviamente come ogni studente di liceo dovrebbe sapere...



Comunque.

Se interpretiamo bene le virgolette caporali solo questa parte dell'introduzione è da attribuire a Bernini.

Qual è questo nuovo che avanza ?

Intanto è un nuovo che si smarca dal movimento lgbt che viene ridotto a movimenti lesbici e gay italiani mainstream.
Niente bisex e niente trans mentre mainstream serve a Bernini  per dire che lui è differente e il movimento lgbt no.

Questa differenza su cosa si basa?


Da un punto di vista politico,
l’aggettivo “queer” si presta pertanto a caratterizzare pratiche politiche radicali in cui la lotta contro maschilismo, eterosessismo, omotransfobia, omotransnormatività non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza. 

Dunque oltre al maschilismo, eterosessismo, omotransfobia va combattuta anche la omotransormatività che non viene definita ma che credo di non commettere errori se indico come esempio il matrimonio egualitario.

Qual è questa pratica politica radicale?
non segue strategie o progetti precostituiti, ma viene rideclinata ogni volta dalla contingenza.
E' sempre la vecchia idea del noi non abbiamo ideologia o noi non abbiamo regole.

Bernini è un professore eppure vagli a far capire che la regola di chi non ha regole è non avere regole e che l'ideologia di chi non ha ideologie è non avere ideologie...

Una trappola semantica dalla quale non se ne esce fuori.

In ogni caso dire che ogni volta si rideclina non è sufficiente.

Bisogna sempre dire con quali strategie ogni volta si rideclina.
Meglio, ci si deve chiedere quale ideologia o weltanschauung sta dietro queste rideclinazioni.

Insomma sarò anche mainstream ma dubito che Bernini senza delle idee da cui partire riesca a rideclinare alcunché. 


Da un punto di vista teorico, invece,
esso [il termine queer] non si attaglia a circoscrivere un preciso ambito disciplinare, ma piuttosto a indicare l’atteggiamento critico di un soggetto che fa del sessuale un motivo di ricerca infinita.
Da ciò capisco che la weltanschauung di Bernini sussume tutta la questione dell'identità sessuale al sessuale i sentimenti e le affinità elettive non ci sono.

Anche qui credo di non sbagliare troppo se penso che l'assenza dei sentimenti serva a delegittimare la monogamia o la famiglia basata sulla coppia alla quale la teoria Queer contrappone il sesso.


Noto poi che nell'acronimo usato LGBTIA - dove non si sa se la A sta per Ally (persone alleate cioè persone etero alleate alla causa) o sta per Asexual - manchi la Q di Queer (LGBTIAQ).

Strana omissione per un documento sulla teoria Queer!

Si badi bene.

A differenza di altri e altre militanti ho il massimo rispetto per gli acronimi e quel che vogliono indicare o definire.

La mia non è una critica contro l'uso degli acronimi in sé ma, semmai,  una critica  all'hamurabizzazione dell'acronimo di chi cerca di elencare tutte le possibili categorie secondo le quali io sarei GCCP (gay cicciona capellona pederasta...).

Il capolavoro di questa pagina di presentazione è la pretestuosissima definizione semantica  che io riporto per ultima anche se è la prima ad essere fornita.
Il termine "queer" è un significante fluttuante, la cui ricchezza consiste nel dover essere definito a ogni suo uso, o al contrario nel poter essere utilizzato senza essere compiutamente definito.
Di fluttuante più che il significante queer c'è la preparazione linguistica di chi ha scritto queste triste e vetuste sciocchezze. Poco importa se si tratta di un professore di filosofia politica!

Perchè, banalmente, se non ci si accorda sul significato e io intendo per queer una cosa diversa da chi mi legge, o viceversa, allora tra chi scrive e chi legge non c'è comunicazione alcuna ma solo confusione. E' un po' la stessa ingenuità del non avere ideologie...


La grafica.


Da un punto di vista grafico quali sono queste  possibilità di altre modalità di pensiero e azione?

D'annunzio truccato !!!



 Ed ecco cosa succede al D'annunzio versione Il vizietto al passaggio del mouse


Una idea ripetuta anche nella grafica delle altre pagine del sito dove uomini e donne vengono caratterizzati secondo due stereotipi di genere profondamente diversi e non omologhi né sovrapponibili.

Il femminile truccato secondo un immaginario iperbolico e maschile

Il maschile barbuto secondo uno dei caratteri sessuali secondari.

Un carattere biologico per gli uomini e uno culturale per le donne.

Ce ne sarebbe di che dire...

Alla faccia della redeclinazione!

Se poi diamo uno sguardo alla home page del sito si arriva alla mistificazione.



Qui si dà come primo significato alla parola queer un sinonimo neutro (né positivo né negativo) a omosessuale e lo si riferisce come sostantivo, cioè persona omosessuale.

Come secondo significato esteso lo si definisce qualcuno di strano e ambiguo, etc.

Qui Queer allora non è più sostantivo ma aggettivo...

Le cose sono ben diverse se consultiamo invece un dizionario inglese monolingue per esempio il MacMillan online.
Qui giustamente viene prima riportato il senso comune del termine che è dispregiativo per indicare una persona omosessuale.
E poi l'uso positivo del termine utilizzato per riferirsi a persone che sono gay lesbiche bisex trans specialmente da chi lo è.
Sorprendente chiarezza del dizionario!


Vengono poi riportati i due significati primigeni della parola, quello oggi considerato old-fashioend di strano e l'altro di fisicamente malato.

In Send In the Clowns una canzone scritta da Stephen Sondheim nel 1973 per il musical  A Little Night Music la parola queer viene usata nel suo significato originario di strano

Isn't it queer? 
Non è strano?

Chi vuole riscrivere la semantica e usare le parole ridefinendole ogni volta per poterlo fare deve avere a cuore ogni strumento e ogni apparato linguistico.
Se lo usa invece con approssimazione come ci si può fidare e considerare vigorosa la teoria queer che va così vacuamente definendo?

Questo non mette in discussione la validità delle teorie queer di per sé ma richiama l'attenzione di chi quelle teorie vuole studiare e capire.

Perchè è oltremodo fastidioso che strumenti largamente condivisi vengano così misinterpreted in nome di un antagonismo che dovrebbe andare contro il mainstream, ma a vedere gli orrori che si commettono in suo nome, fanno apparire il mainstream l'unica strada percorribile.





venerdì 28 marzo 2014

Che cos'è che fa davvero paura alla Chiesa. Su Bagnasco e la teoria del gender nella vulgata vaticana

Bagnasco, presidente della CEI,  è tornato a parlare di scuola e famiglia durante la prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi nella quale ,dopo aver ribadito il carattere di missione chiave del compito educativo riafferma
la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica.
A parte l'incostituzionalità della richiesta del sostegno concreto alla scuola cattolica visto che l'articolo 33 della nostra Costituzione dice chiaramente che
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Bagnasco difende la famiglia

“disprezzata e maltrattata”, come ha detto il Papa: commenterei, “disprezzata” sul piano culturale e “maltratta” sul piano politico. Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l’origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un’umanità migliore e la garanzia di continuità sociale.

dai libri dell'Istituto Beck che dice mentendo,
sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado.
I volumetti, sono sempre e solo stati scaricabili da internet e si rivolgevano al corpo insegnante e non già direttamente al corpo studentesco.

Cosa dà fastidio a Bagnasco di questa iniziativa?

In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte.
E' curioso che visto che è la Chiesa è la prima a non riconoscere alle coppie dello stesso sesso la dignità di famiglia sia proprio la Chiesa ad accusare le coppie non etero di avere dei pregiudizi contro la famiglia.

Sarebbe come dire che l'infanzia africana affamata ha dei pregiudizi contro il cibo...
È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni.
Ecco cosa dà fastidio alla Chiesa che le differenze tra uomo e donna vengano appiattite e le loro identità trattate come pure astrazioni.

Ma quali differenze?

Non le differenze anatomico biologiche, come intende Mancuso che su Gaiaitalia spiega così la teoria del gender: La teoria del gender è assai semplice: oltre a essere uomo o donna, ci si può percepire differenti rispetto al proprio sesso biologico.


Le differenze tra uomo e donna non sono quelle biologiche ma sono quelle dei ruoli di genere, cioè dei compiti che una società assegna  agli uomini e alle donne in base a delle caratteristiche che si pretende siano scritte nei corpi biologici del maschio e della femmina mentre sono determinate culturalmente.

Per capirci vediamo quali sono questo compiti  nel mondo cattolico.

Prendiamo un passo dei Vangeli, la lettera di San Paolo ai Colossesi:
[18]Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. [19]Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. [20]Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. [21]Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
Vorrei chiedere a Bagnasco qual è la posizione ufficiale della Chiesa su questo passo che è in aperto contrasto con la Costituzione italiana nel cui articolo tre si dice
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Lo so il linguaggio è sessista, ma la Costituzione è stata scritta nel 1946...

Allora viene da chiedersi chi è che fa indottrinamento, se i libretti dell'Istituto Beck o la Chiesa.

La domanda di Bagnasco
Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione?
perde qualunque senso, perchè l'insegnamento della scuola, sia essa pubblica e privata, non può che essere quello della nostra Costituzione.

Nei libri dell'Istitto Beck non si mettono in discussione le differenze biologiche tra maschio e femmina ma si mettono in discussione i ruoli storici cui gli uomini e le donne sono stati obbligati a ottemperare in base a delle presunte differenze biologiche come nei libretti viene spiegato bene.

Tra queste differenze c'è anche quella dell'orientamento sessuale che, a differenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che riconosce pari dignità a tutti e tre gli orientamenti, la Chiesa pretende come naturale e voluto da Dio solo quello etero, sostenendo che l'orientamento omosessuale è un profondo disordine morale sostenendo l'idea, sbagliata, che la donna sia naturalmente attratta dall'uomo e l'uomo sia naturalmente attratto dalla donna.

La scienza la psicanalisi la storia la politica la carta dei diritti umani, la comunità europea la gente e la società ci dicono che questo non  vero.

Riconoscere dignità a tutti e tre gli orientamenti sessuali non vuol dire distruggere la famiglia tradizionale vuol dire riconoscere la stessa dignità anche alle famiglie non etero proprio come la Costituzione riconosce pari dignità a uomini e donne donne che per esempio hanno potuto votare per la prima volta proprio nel 1946 quando è stata eletta l'assemblea costituente, a differenza del vangelo che vuole la donna sottomessa all'uomo.

La responsabilità è dello Stato italiano che riconosce privilegi e facilitazioni a una religione che discrimina le donne e che è dunque fuori dalla Costituzione.

Ecco di cosa ha paura la Chiesa.

E' ora che noi persone non etero la smettiamo di farci strumentalizzare e restituiamo alla chiesa la sua profonda atavica misoginia e il suo disgustoso stantio riprovevole immorale patriarcato irrazionale e fascista col quale avvelena la società italiana.

Perchè delle due l'una: o si segue san Paolo o si segue la Costituzione italiana. Tertium non datur

Perché non mi sta mai bene niente

Mi scrivono alcuni lettori e lettrici chiedendomi donde sulla mia verve critica, sulla mia vis polemica che mi spinge a scrivere i miei post.

Mi si dice, in soldoni, che non me ne sta bene una e che critico tutto.

Qui naturalmente criticare viene usato in maniera negativa, cioè parlare male di qualcosa.
In realtà questo verbo ha un significato molto più nobile e semplice.
Criticare vuol dire passare al vaglio critico quello che leggiamo. Vuol dire usare il nostro cervello i nostri dubbi e analizzare quel che si legge e quel che si vede.

Criticare, insomma, non vuol dire cliccare o meno mi piace su facebook o dire bello o brutto. Significa pensare a quel che si legge  facendo attenzione anche a quel quel che normalmente rimane implicito.

C'è un bel passo di Bruner che spiega bene questo modo di analizzare i racconti.
i racconti non sono sicuramente innocenti: hanno sempre un messaggio, il più delle volte cosi ben nascosto che nemmeno il narratore sa quale interesse stia perseguendo. Ad esempio, i racconti cominciano sempre dando per scontata (e invitando il lettore o l'ascoltatore a dare per scontata) l' ordinarietà o normalità di qualche particolare stato di cose nel mondo, la situazione che dovrebbe esistere quando Cappuccetto Rosso va a far visita alla nonna, o che cosa un piccolo nero dovrebbe aspettarsi arrivando alla scuola di Little Rock, in Arkansas, dopo che il caso Brown contro il Consiglio per l'Istruzione ha posto fine alla segregazione razziale.
A questo punto, la perípéteia sconvolge le attese: è un lupo travestito da nonna o, nell'Arkansas, la milizia del governatore Faubus che blocca l'ingresso alla scuola. Il racconto è partito, con l'iniziale messaggio normativo in agguato sullo sfondo. Forse la saggezza popolare riconosce che è meglio lasciare che il messaggio normativo rimanga implicito piuttosto che rischiare un confronto aperto su di esso. Vorrebbe la Chiesa che i lettori della Genesi criticassero l'iniziale «vuoto» del Cielo e della Terra, protestando «ex nihilo nihil»?
Jerome Bruner La Fabbrica delle storie Diritto, letteratura, vita Laterza Bari, 2002 p. 6

Ecco io ogniqualvolta vedo un video, un film, uno spot, ma anche quando leggo un articolo, analizzo sempre  la situazione che esiste prima quella che il testo che analizzo dà per scontata e a partire dalla quale intraprende il suo discorso.

Perché parlo di racconti anche quando si tratta di articoli o di post?

Prendiamo l'ultimo post da me letto in maniera critica.

In quel post si fa un racconto. Il racconto di una ragazza che ha appena dato un bacio a un'altra ragazza e non sa come dirlo. Una ragazza che ha come punto di riferimento alcune serie tv e alcuni film e che, nel parlarci di quei film, fa dei commenti basati sugli stessi luoghi comuni coi quali di solito le persone non etero vengono discriminate.

Ecco io parto dal presupposto che nella nostra società manchi un immaginario collettivo gay, non di nicchia, non lgbt, ma condiviso anche dalle persone etero col quale identificarsi e tramite il quale esprimersi e presentarsi al mondo come persone che amano persone dello stesso sesso.

Credo che ogni racconto pubblicato  ogni articolo nel quale si riporta il vissuto di questa o quella persona lgbt, inserisce il suo comportamento all'interno di un orizzonte discorsivo, di una griglia di riferimenti e di spiegazioni logiche sottintese e date per scontate. Ogni racconto contribuisce a creare o no questo immaginario collettivo.

Io allora apprezzo molto chi riesce a contribuire alla costruzione collettiva di questo immaginario e me la prendo con chi, pur avendo mezzi di comunicazione importanti (il post analizzato ieri è stato pubblicato sul Corriere della sera...) li spreca continuando a diffondere il pregiudizio, il luogo comune, continuando cioè a tenere le persone non etero dove il mainstream vuole che stiano: in un angolo tra il folklore e l'anormalità.

Ecco perchè non mi sta bene niente.
Proprio perchè ci sono persone anche gay alle quali sta bene tutto!

Grazie per le vostre domande e i vostri interventi.

Se magari avete tutti e tutte il coraggio delle vostre opinioni e non mi scrivete un commento per cancellarlo subito dopo, di modo che a me quel commento via mail arriva ma il mio pubblico non può leggerlo, ve ne sarei più grato.

Grazie.

Avrò modo di ritornare su questo tema o, meglio, su questo punto di vista critico, nella nuova rivista online che mi sto per accingere a dirigere nella quale ci sarà una rubrica dedicata.

Keep tuned!!!

giovedì 27 marzo 2014

Il post di Giovanna Donini pieno di luoghi comuni omofobi a comincare da quel gay usato al posto di lesbica.

Leggo sul corriere un post tristanzuolo, pieno di sottili pregiudizi e stereotipi, che dovrebbe sostener la causa lesbica anche se la parola non è mai riportata e si usa solo un generico gay che, guarda caso, in italiano si riferisce all'omosessualità maschile.

Lo scrive Giovanna Donini e lo titola Cara mamma, devo dirti una cosa la mia ragazza è gay. Ora la mia ragazza è lesbica sarebbe stato meno sessista  e più lesbofilo, ma tant'è. 

Donini nel post conciona con le parole e ci spiega che
fare coming out significa “uscire allo scoperto”, quindi dichiararsi. Da non confondere con fare “outing” che indica, invece, l’esposizione dell’omosessualità di qualcuno da parte di terze persone, senza il consenso della persona interessata, quindi “sputtanare”.
Cara Donini coming out è l'espressione abbreviata di to come out off the closet uscire dal ripostiglio (o dall'armadio a muro) e indica sì uscire allo scoperto ma solo perchè viviamo in una società nella quale l'omosessualità non è un'opzione di default e se non lo diciamo e non diamo troppo nell'occhio siamo tutti e tutte etero.

Outing
invece in inglese ha due significati. Il primo è quello che dici tu cioè rivelare l'orientamento sessuale di un'altra persona quando quella persona ancora non ha fatto coming out.
Certo sputtanare è un termine forte e lo usa chi, pur essendo omosessuale,  crede che rivelare l'omosessualità sia qualcosa di negativo. Si sputtana una persona che fa la pia e poi ruba e stupra non una persona omosessuale.
Infatti lo sputtanamento riguarda il secondo significato di outing. Quella funzione politica usata da Michelangelo Signorile nei primi anni 90 quando ha iniziato a rivelare il comportamento omosessuale (o bisessuale) dei tanti politici e uomini pubblici che facevano pubbliche dichiarazioni contro l'omosessualità.
Si sputtana chi dice che i gay sono malati ma poi va a letto con persone dello stesso sesso.
E lo sputtanamento non sta certo nell'omosessualità ma nell'ipocrisia con cui si dice una cosa  e se ne fa un'altra.
Insomma Donini in quanto a omofobia interiorizzata non è seconda a nessuna.

Poi la nostra si lascia andare a ricordi di adolescenza quando nel 1990  aveva 17 anni e
Avevo sogni limpidi e idee confuse.
Avevo baciato, per la prima volta, una ragazza.
Avevo sentito, per la prima volta, una fitta al cuore.
Avevo cambiato faccia e umore. Ero felice, molto felice, ma non sapevo come dirlo. Non avevo punti di riferimento.
Ora a parte quell'insinuazione sulla confusione che è una parola spesso coniugata con omosessualità. Una persona omosessuale è confusa cioè non sa bene come adeguarsi allo stereotipo di genere che vede l'eterosessualità come l'unica opzione di default. E poi dice che non sa come dire che ama una ragazza...
Vediamo... AMO UNA RAGAZZA?
Eh no Donini deve usare, male, le parole americane, perchè sì sa,. in Italia nessuno para davvero l'inglese ma tutti dobbiamo riempirci la bocca di barbarismi mutati da quel vocabolario...

Parla poi di serie tv, di Candy Candy (che è era andata in tv nel 1982) di Happy Days (trasmessa in Italia nel 1977) e Lady Oscar (trasmessa nel 1982 e poi una seconda volta nel 1990) che si vestiva da maschio, non con abiti maschili, perchè si sa, se sei lesbica sei un po' maschio.

Poco importa qui la filologia di trasmissione delle serie menzionate anche perchè esistono le repliche. 
Però ecco come la nostra inanella il più disgustoso luogo comune sui gay
Ero cresciuta guardando al cinema Dirty Dancing, Balli Proibiti. Johnny che diceva: «Nessuno può mettere Baby in un angolo» e nessuno che sosteneva di essere gay, eppure tra tutti quei ballerini…vabbè.
Il guaio è che Donini non si rende nemmeno conto di usare il peggior luogo comune (tra i ballerini ci sono un sacco di gay) che è basato sul nulla, ed è stato già distrutto e contraddetto da quel bel film che è Billy Elliott (GB, 2000) di Stephen Daldry.

Non lo sa Donini che ci sono gay anche tra i  e le blogger tra i farmacisti i macellai e gli operai? Ma che banalità! Che tristezza!!!

Donini imperterrita continua ad affliggerci coi suoi ricordi di adolescenza.
Poi, un giorno, camminando per strada, ho visto due ragazzi che si tenevano la mano e, subito dopo, ho sentito qualcuno che li insultava. Ho visto i due ragazzi scappare, ma da quel momento, ho deciso di non scappare io. Quindi, sono tornata a casa, di corsa, e ho fatto una cosa rara ed inimmaginabile: coming out e outing nello stesso momento.
Dal che si deduce che per Donini basta che due ragazzi vadano in giro mano nella mano per esser gay proprio come vuole i luogo comune maschilista e omofobo  e quando ha sentito che qualcuno li insultava  e quelli sono scappati, perchè se ti insultano scappi non reagisci mica, lei non è mica intervenuta, non ha mica cercato di aiutare i due ragazzi, s'è fatta i cazzi suoi ed è andata dalla madre a sputtanare la sua ragazza.

«Cara Mamma, devo dirti una cosa: la mia ragazza è gay!»
Mia madre, nel 1990, è svenuta, ma, oggi, è orgogliosa di conoscere e spiegare a tutti la differenza tra coming out e outing.
E meno male che questo dovrebbe essere un intervento a sostegno delle persone e omosessuali. Chissà che fine ha fatto la sua ragazza (che era tale solo per averle dato un bacio...) dopo lo sputtanamento.

Ed ecco un bell'esempio di omofobia interiorizzata.

Il boicottaggio è una cosa seria. La sciocchezza immensa del boicottaggio di Firefox perchè Brendan Eich, omofobo, è stato nominato Ammnistratore delegato di Mozilla Foundation

Brendan Eich
Brendan Eich è il nuovo Ceo di Mozilla.
CEO (Chief  Executive Officer) cioè l'amministratore delegato di Mozilla Foundation. Mozilla Foundation è un'organizzazione no profit che sviluppa diversi software open source da Firefox (browser) a Thunderbird (client di posta).

In questi giorni gira su Facebook un post che invita al boicottaggio di Firefox perchè Brendan Eich è omofobo.
E' omofobo perchè nel 2008 ha donato 1000 euro in sostegno della Proposition 8 l'emendamento costituzionale che nel 2008 ha cancellato il matrimonio egualitario in California, reso possibile nel 2004 quando un emendamento precedente, il 22, sempre contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, era stato dichiarato incostituzionale. 
Propostion 8 è stata dichiarata a sua volta incostituzionale nel 2010 ma solo nel 2013 è stata cancellata definitivamente .

La notizia della donazione di Eich risale all'aprile del 2012.

All'epoca aveva già fatto sollevare critiche sulla posizione di Eich all'interno di Mozilla Foundation che, nel 2012, era CTO cioè Chief Technology Officer un manager di primo livello.

Hampton Catlin

Se se ne riparla oggi è perchè alla sua nomina a CEO Hampton Catlin, il creatore di Wikipedia Mobile e dell'estensione Sass per CSS ha dichiarato che non svilupperà più applicazioni per Mozilla come ha fatto finora finché Eich  sarà CEO.
Il motivo non è di principio ma personale.
A causa della Prop 8 lui e il suo compagno  non si sono potuti sposare. Questo ha causato un danno lavorativo perchè il compagno e ora marito di Catlin essendo di nazionalità britannica viveva in Califronia con un permesso di soggiorno lavorativo. Se si licenziava da lavoro perdeva il permesso di soggiorno. I due uomini volevano fondare una società insieme ma il fatto di non potersi sposare glielo ha impedito.


Non ho nulla da ridire sul boicottaggio di Caitlin e credo che Eich se ne debba andare da Mozilla.
Lo avrebbero dovuto buttare fuori da quando si è scoperto che ha dato 1000 dollari in sostegno di Proposition 8.

Se è vero che Eich ha tutto il diritto di avere le sue opinioni omofobe una società no profit ha tutto il diritto di non volere nel suo managment persone omofobe.

Ho dei dubbi però sulla consapevolezza di chi, in Italia, su Facebook si allinea al boicottaggio di Caitlin  (che lavorava per Mozilla) dichiarando di unirsi a Caitlin non usando più Firefox.

Mi chiedo intanto perchè limitarsi al solo Firefox e non includere tutti gli altri software Mozilla.

Poi, visto che Eich è omofobo dal 2008 e già ricopriva una carica di prestigio nella fondazione Mozilla mi chiedo perchè il boicottaggio sia partito ora e non due anni fa quando si è scoperto che Eich aveva dato 1000 dollari (una grande cifra...) a sostegno di Proposition 8.

In ogni caso mi chiedo cosa si vuole ottenere disinstallato Firefox dal proprio computer.

Se cioè si considera Firefox omofobo per una curiosa proprietà transitiva oppure se si fa richiesta come Caitlin delle dimissioni di Eich.

Tra l'altro visto che Eich è l'inventore di Java per coerenza bisognerebbe disinstallare anche questo programma dal proprio pc e praticamente non vedere più niente visto che è un sistema necessario e non solo su pc ma anche su smarthphone e tablet.


Trovo queste campagne di boicottaggio provinciali e naïf.

Con tutto il mio endorsment per il boicottaggio di Caitlin consiglio agli sprovveduti che rivendicano con orgoglio di aver disinstallato Firefox dai loro computer di informarsi meglio prima di improvvisarsi boicottatori.

Perchè il boicottaggio è una cosa seria e bisogna sapere come farlo, e, soprattutto, perchè.

Scritto con Firefox.

E opra datemi pure dell'omofobo!