venerdì 28 marzo 2014

Perché non mi sta mai bene niente

Mi scrivono alcuni lettori e lettrici chiedendomi donde sulla mia verve critica, sulla mia vis polemica che mi spinge a scrivere i miei post.

Mi si dice, in soldoni, che non me ne sta bene una e che critico tutto.

Qui naturalmente criticare viene usato in maniera negativa, cioè parlare male di qualcosa.
In realtà questo verbo ha un significato molto più nobile e semplice.
Criticare vuol dire passare al vaglio critico quello che leggiamo. Vuol dire usare il nostro cervello i nostri dubbi e analizzare quel che si legge e quel che si vede.

Criticare, insomma, non vuol dire cliccare o meno mi piace su facebook o dire bello o brutto. Significa pensare a quel che si legge  facendo attenzione anche a quel quel che normalmente rimane implicito.

C'è un bel passo di Bruner che spiega bene questo modo di analizzare i racconti.
i racconti non sono sicuramente innocenti: hanno sempre un messaggio, il più delle volte cosi ben nascosto che nemmeno il narratore sa quale interesse stia perseguendo. Ad esempio, i racconti cominciano sempre dando per scontata (e invitando il lettore o l'ascoltatore a dare per scontata) l' ordinarietà o normalità di qualche particolare stato di cose nel mondo, la situazione che dovrebbe esistere quando Cappuccetto Rosso va a far visita alla nonna, o che cosa un piccolo nero dovrebbe aspettarsi arrivando alla scuola di Little Rock, in Arkansas, dopo che il caso Brown contro il Consiglio per l'Istruzione ha posto fine alla segregazione razziale.
A questo punto, la perípéteia sconvolge le attese: è un lupo travestito da nonna o, nell'Arkansas, la milizia del governatore Faubus che blocca l'ingresso alla scuola. Il racconto è partito, con l'iniziale messaggio normativo in agguato sullo sfondo. Forse la saggezza popolare riconosce che è meglio lasciare che il messaggio normativo rimanga implicito piuttosto che rischiare un confronto aperto su di esso. Vorrebbe la Chiesa che i lettori della Genesi criticassero l'iniziale «vuoto» del Cielo e della Terra, protestando «ex nihilo nihil»?
Jerome Bruner La Fabbrica delle storie Diritto, letteratura, vita Laterza Bari, 2002 p. 6

Ecco io ogniqualvolta vedo un video, un film, uno spot, ma anche quando leggo un articolo, analizzo sempre  la situazione che esiste prima quella che il testo che analizzo dà per scontata e a partire dalla quale intraprende il suo discorso.

Perché parlo di racconti anche quando si tratta di articoli o di post?

Prendiamo l'ultimo post da me letto in maniera critica.

In quel post si fa un racconto. Il racconto di una ragazza che ha appena dato un bacio a un'altra ragazza e non sa come dirlo. Una ragazza che ha come punto di riferimento alcune serie tv e alcuni film e che, nel parlarci di quei film, fa dei commenti basati sugli stessi luoghi comuni coi quali di solito le persone non etero vengono discriminate.

Ecco io parto dal presupposto che nella nostra società manchi un immaginario collettivo gay, non di nicchia, non lgbt, ma condiviso anche dalle persone etero col quale identificarsi e tramite il quale esprimersi e presentarsi al mondo come persone che amano persone dello stesso sesso.

Credo che ogni racconto pubblicato  ogni articolo nel quale si riporta il vissuto di questa o quella persona lgbt, inserisce il suo comportamento all'interno di un orizzonte discorsivo, di una griglia di riferimenti e di spiegazioni logiche sottintese e date per scontate. Ogni racconto contribuisce a creare o no questo immaginario collettivo.

Io allora apprezzo molto chi riesce a contribuire alla costruzione collettiva di questo immaginario e me la prendo con chi, pur avendo mezzi di comunicazione importanti (il post analizzato ieri è stato pubblicato sul Corriere della sera...) li spreca continuando a diffondere il pregiudizio, il luogo comune, continuando cioè a tenere le persone non etero dove il mainstream vuole che stiano: in un angolo tra il folklore e l'anormalità.

Ecco perchè non mi sta bene niente.
Proprio perchè ci sono persone anche gay alle quali sta bene tutto!

Grazie per le vostre domande e i vostri interventi.

Se magari avete tutti e tutte il coraggio delle vostre opinioni e non mi scrivete un commento per cancellarlo subito dopo, di modo che a me quel commento via mail arriva ma il mio pubblico non può leggerlo, ve ne sarei più grato.

Grazie.

Avrò modo di ritornare su questo tema o, meglio, su questo punto di vista critico, nella nuova rivista online che mi sto per accingere a dirigere nella quale ci sarà una rubrica dedicata.

Keep tuned!!!

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi commenti questo per cortesia? Grazie.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/27/bagnasco-e-non-solo-lavanzata-silenziosa-dei-fondamentalisti-cattolici-in-italia/928931/

Marco Stizioli ha detto...

Ehi tu, parli di me? :)

Il commento l'ho cancellato perché so di non essere in grado di affrontare discussioni e dialogo online.
Mi scazzo subito e non sono capace di esprimermi attraverso la sola scrittura.

Dunque ho preferito cancellare il tutto piuttosto che dover affrontare un dialogo che non sarei in grado di sostenere.

E' un mio limite, lo so :)

Avendo quasi tutti amici eterosessuali,
vedo gli sforzi che fanno che capirmi, per scardinare i luoghi comuni che anni di catechismo gli hanno inculcato nella testa...
E boh, star qui a continuare a rompere le palle su ogni cosa che uno scrive, uno fa, mi sembra - scusa la tautologia - semplice voglia di rompere le palle.

Ci fosse mai un gay che sia uno che invece di dire "sono vittima di omofobia" dica "ho trovato il coraggio di andare a prendere una birra con i miei amici etero e mi sono stradivertito".

Ecco (a proposito di narrazione):
c'è bisogno di 'sto tipo di narrazione.
C'è bisogno di storie positive, di coraggio, di gay che provino a conoscere gli etero, che invece di aspettare che siano gli etero a capire che l'omosessualità non è una malattia, vadano loro stessi a fare amicizia con gli etero.
Ma non per salvarvi dalla loro omofobia, ma perché se non c'è nessuna differenza tra etero e gay, allora i gay possono avere amici etero e gli etero possono avere amici gay.

Io questo tipo di narrazione non l'ho ancora trovata.
Trovo solo gay che si lamentano (a ragione, ovvio) di essere discriminati, che la società è sessista, che blablablabla.

Sono tutte cose giuste. Ok, sono d'accordissimo.
Ma le trovo pure noiose.
Perché mentre voi vi lamentate, là fuori c'è un mondo di eterosessuali che non gliene fotte davvero un cazzo di chi ami, di chi ti scopi, di cosa fai.

Però voi lamentatevi.
Io vado a prendere una birra, che è meglio :)

Marco ha detto...

Perdonate se mi intrometto.
Perdonami tanto Marco se ti contraddico.

Sembra dal tuo intervento che le persone omosessuali non vivano nella stessa società delle persone eterosessuali e che se siamo discriminati/e tutti e tutte dipenda dal fatto che non vogliamo integrarci con le persone eterosessuali. Non è certo così, lo sai.

Proprio perché alle persone eterosessuali non "fotte un cazzo" di noi (chi amiamo, chi scopiamo e di cosa facciamo) non abbiamo leggi che ci tutelino e ci diano la pari dignità umana, affettiva e legale delle persone eterosessuali.

Anche a me non fotte un cazzo di chi amano, si scopino e cosa facciano i/le mie/i amici/amiche etero ma viviamo in una società dove tutti i giorni tutto ciò che abbiamo attorno deve farci pesare di non essere omologati perché siamo omosessuali.

Anche la vista di un bacio su cartellone pubblicitario può essere frustrante se all'infinito si ripete il messaggio che quel bacio è quello giusto, quello vincente, quello che tutte/i meritano di vedere perché è quello tra un uomo e una donna.

Le persone etero che frequenti sono indubbiamente brave persone. E tante come loro ce ne sono. Loro un giorno formeranno una famiglia sposandosi e avendo dei figli. Tu invece rimarrai sempre il "ragazzo" che va a prendersi la birra al bar. Ci hai mai pensato?
Puoi avere un amore importante nella vita se sei omosessuale ma non sarà mai al pari di quello tra un uomo o una donna, e questo te lo fanno capire anche le persone etero più emancipate e anticonvenzionali che magari ti dicono che per essere felici non c'è bisogno di sposarsi e che noi siamo fortunate/i a non farlo, certo lo saremmo se potessimo scegliere NOI di (non) farlo... ;-)

Paolo1984 ha detto...

e io come al solito non sono d'accordo con la critica a film e serie tv (americane e anglosassoni) che considero sopratutto una altissima forma d'arte. Queste narrazioni raccontano l'umano e la società..raccontano gli amori etero ovviamente e raccontano amori gay. Quanto al bacio sul cartellone pubblicitario, i baci etero esistono, sono molti ed è legittimo rappresentarli, ed è legittimo mostrare anche baci gay perchè esistono, che vengono mostrati (ma non sui cartelloni pubblicitari, in effetti)..io non avrei niente in contrario a vedere un bacio gay in una pubblicità come sono favorevole al fatto che i gay possano sposarsi e adottare bambini

Marco Stizioli ha detto...

Lo so bene che mancano i diritti, ma se devo lottare per i miei diritti non è certo lamentandomi che non ce li ho.
E no, i miei amici non mi dicono che sono fortunato a non dovermi sposare.
Mi dicono che vorrebbero fare i testimoni al mio matrimonio.

La discriminazione non dipende, ovvio, dal fatto che i gay non vogliono integrarsi con gli etero.

Però 'sta cosa aiuterebbe.
Io di gay che hanno (anche) compagnie e giri di amicizie etero, ne conosco pochissimi.

Invece di lamentarmi che la società non mi accetta e che sono discriminato, ho imparato a fare amicizia e farmi amare dalla società che credevoi discriminasse.

Poi certo, i diritti non ci sono.
Ma quelli è la politica che li può dare.
Ciò che posso e riesco a fare io, nel mio piccolo, è non avere paura di fare amicizia con tutti, di non isolarmi nel "mondo gay".


Paolo1984 ha detto...

comunque nel post di Giovanna Donini ci sono un po' di luoghi comuni, ma non è colpa del cinema nè delle serie tv i quali raccontano l'umano

Alessandro Paesano ha detto...

Paolo nel mio post dico chiaramente che il verbo criticare non ha per forza un significato negativo.

Ci sono serie tv americane che apprezzo tantissimo e che credo che contribuiscano a creare un immaginario collettivo di integrazione squisito come Grey's Anatomy.

Farne una lettura critica non vuol dire parlarne male ma analizzarle. E tutto deve e può essere suscettibile di analisi.

Poi tu potrai anche credere che la tv non contribuisce a rimescolare l'immaginario collettivo ma ti assicuro che ti sbagli.
Tra l'altro è proprio Donini a fare degli esempi di serie tv e film commentarli omofobicamente...

la tv e il cinema come ogni altra forma narrativa ci insegnano certe retoriche narrative che poi usiamo anche nella vita quotidiana... E guarda che questo lo diceva già, mutatis mutandis Platone... Non sto dicendo nulla di nuovo...

Alessandro Paesano ha detto...

Marco Stizioli. Io non ho mai detto che io sono un gay vittima di omofobia, perchè per fortuna in vita mia non ho mai subito una discriminazione in quanto gay.

Quando rilevo una certa omofobia in certi discorsi articoli o argomentazioni non mi sto lamentando sto esercitando una critica a quei contenuti.

Sono d'accordo se tu non condividi la mia stessa lettura critica ci mancherebbe. Sono meno d'accordo se tu liquidi a prescindere questo mio approccio critico come le lamentazioni di un cacacazzi.

Alessandro Paesano ha detto...

L'articolo di Monica Lanfranco mi sembra condivisbilissimo. Anzi mi ha fatto venire in mente una nuova rubrica qui sul mio blog

Paolo1984 ha detto...

Platone se non sbaglio voleva vietare poesia e teatro perchè secondo lui "corrompevano" le persone, non mi pare un buon esempio.
I commenti che fa Donini dimostrano solo che non ha capito Lady Oscar nè Dirty Dancing, il problema spesso non è nel film ma nelle teste degli spettatori.
Sono contento di sapere che "critica" non ha necessariamente un senso negativo comunque confermo la mia idea generalmente positiva su film e serie tv (anglosassoni) che ripeto raccontano artisticamente in vari modi l'umano, e penso che anche le analisi e le interpretazioni si possono criticare.

Anonimo ha detto...

Scusate ma questo blog non si chiama "elementi di critica omosessuale" (dal titolo di Mieli)? Quindi non capisco questa diffidenza verso un legittimo esercizio di critica, abbastanza raro tralaltro. Nomen omen, "elementi di gossip omosessuale" o "elementi di approvazione omosessuale incondizionata" devono essere dei dominii web ancora liberi.

Marta

Alessandro Paesano ha detto...

Io mi riferivo al secondo libro della Repubblica e ai miti che andavano vagliati prima di insegnarli alla gioventù perchè altrimenti imprimevano certe idee che poi era impossibile eradicare...

Comunque ribadisco che si fa una critica anche a cose squisitissime come la Divina Commedia. Ci sono anche due materie universitarie critica teatrale e critica letteraria che considerano i libri e il teatro a tal punto da farne un insegnamento universitario, figurati un po'...

Alessandro Paesano ha detto...

Marta, obrigado

Paolo1984 ha detto...

ok, credo che si possa fare anche una critica della critica.