sabato 21 dicembre 2013

Ma la notizia qual è?!?! Sull'ennesimo caso di aggressione ai danni di un ragazzo perchè gay.

Spesso quando la stampa riporta di aggressioni ai danni di ragazzi per matrice omofoba a Roma, queste notizie vengono date sempre secondo lo stesso pattern dove

1) l'omosessualità della vittima viene data per scontata

2) si parla del Gay Center che diventa improvvisamente l'argomento della notizia.

Non mi credete?
Fate bene.
Diffidare bisogna.

Leggiamo insieme dell'ultimo caso di aggressione omofoba.

Poi mi direte se mi sbaglio, può anche essere.

Prendiamo il Messaggero, quotidiano di Roma, che titola:
Picchiato perché gay a Roma: «Ero a terra fermo per la paura».
Che vuol dire picchiato perchè gay? Che la vittima è stata picchiata a causa (perchè) della sua omosessualità.

Che ci siano persone che odiano i gay tanto di picchiarlo lo sappiamo sin troppo bene.

Quello, però, che  mi chiedo sempre in questi casi è qual è l'elemento scatenante.

Ovvero cosa è che fa scattare l'odio omofobo?
Qual è il marcatore gay (se mi perdonate la brutalità semplificatoria) che tradisce la vittima come gay?

Non è una domanda oziosa la mia.

Perchè i marcatori gay sono tanti e spesso sono presunti e identificano come gay persone che magari gay non sono.

E non dico questo certo per minimizzare il portato omfobico dell'aggressione, la verità della matrice omofoba, lo dico per sottolineare che l'omofobia non riguarda solo i froci e le lesbiche ma tutte quelle persone che, a torto o a ragione, vengono percepite come tali.

Dunque cosa è che, in questo caso specifico, ha fatto identificare la vittima come gay scatenando l'aggressione che ne è seguita?

Leggendo l'articolo non lo si capisce.

Si dà per scontato che la vittima sia gay.


Come sei i gay sono gay tutti nello stesso modo: tutti effeminati o tutti di rosa vestiti o tutti coi capelli lunghi o la sciarpa Rainbow o il culo di fuori, fate voi. Continua il Messaggero:
Un ventenne romano è stato aggredito giovedì 12 dicembre alle 19,30 perché gay.
Basta la parola. Ma io insisto. Qual è l'elemento che lo ha fatto identificare come gay agli occhi dell'aggressore?

Mistero.
L'unico indizio è che l'aggressore sui trentanni, gridava «frocio» e non si fermava. 

Altri quotidiani non sciolgono il mistero.
La vittima, uno studente di vent’anni, è stato aggredito da un uomo che, stando a quanto raccontato, cominciato ad insultato e poi a colpirlo con violenza fino rompergli gli occhiali e provocargli contusioni su varie parti del corpo. (Roma Capitale)
Cioè basta dire di un ragazzo che è gay per bypassare il criterio con cui viene identificato come tale...
Porta Maggiore: gay 20enne aggredito in strada
Ancora un'aggressione omofobica nella Capitale. Ad essere pestato per il semplice fatto di essere gay uno studente romano di 20 anni picchiato ed insultato in zona Porta Maggiore. (Roma Today, i neretti sono nel testo)
Aggredito a Roma perché "gay". Vittima un ragazzo di 20 anni.  (Repubblica)
Per Repubblica la  parola gay è addirittura messa tra virgolette, come non identificasse nemmeno una identità precisa, ma solo approssimata.

Questo modo di raccontare le aggressioni omettendo il particolare fondamentale di specificare cosa fa percepire la vittima come gay, lascia  intendere che un gay si vede, che si capisce quando uno è gay, confermando tutta una serie di luoghi comuni che, da un lato discriminato le persone gay, dall'altro annoverano tra le persone gay tutte quelle non corrispondenti allo stereotipo del non gay.

Non chiedersi l'elemento distintivo esteriore della persona ma proporre come spiegazione necessaria e sufficiente la gaiezza tout-court mette l'omofobia tra parentesi addebitando alla omosessualità l'evidenza della propria condizione.

Aggredito perchè gay, perchè i gay attirano le botte come i magneti attirano i metalli.

Se si specificasse sempre il marcatore, che di solito è un capo di vestiario o un atteggiamento non considerato consono al sesso maschile o magari uno sguardo considerato troppo lungo (aho che te guardi, frocio?) ci si renderebbe conto dell'idiozia, della futilità di una aggressione scatenata da una mano piegata, un capello troppo lungo, una maglietta troppo attillata o troppo colorata.

Quel perchè gay dà una spiegazione logica. Peggio. Giustifica.

Perché l'hanno menato? Perché gay.

Ah. Ora è chiaro. I gay - si sa - di solito li si picchia, a loro piace...

Certo se la stampa e internet quando parlando di gay pubblicano sempre foto come queste (le prime che compaiono su google digitando la parola gay) basta davvero la parola, non c'è bisogno di chiederselo.



Questa rappresentazione stereotipata e iperbolica dell'omosessualità è una discriminazione tanto quanto il dare per scontato che se uno è gay si vede. 

Questo accade sempre in ogni articolo che racconta un'aggressione omofoba italiana.

A Roma però succede quasi sempre un'altra cosa strana.

Uno slittamento del discorso che dall'aggressione alla vittima perchè gay porta a parlar d'altro.

Si parla del Gay Center che ha denunciato la notizia (verbo furbo quando in realtà il Gay center si limita a dare notizia con un comunicato stampa, del quale sul suo sito di solito non ce traccia) facendosi pubblicità, quando non found-rising, secondo sempre lo stesso copione...

Prima si sottolinea come oltre alla denuncia alle forze dell'ordine (quando se ne parla, perchè spesso nemmeno si dice se la vittima ha sporto denuncia) la vittima ha
raccontato l’accaduto alla linea verde anti omofobia Gay Help Line (800.713.713) che gli ha garantito l’assistenza legale.
(di)mostrando così come quelli del Gay Center ci tengono di più delle forze dell'ordine tramiteun dettaglio tecnico:
Gli avvocati Mario Miano e Michelina Stefania hanno fatto richiesta di sequestro delle immagini rilevate dalle telecamere degli esercenti della zona. (il Messaggero)
La denuncia, cioè la notizia, non viene data dalla polizia, ma dal Gay Center
La denuncia è arrivata dal Gay center,(Roma Today)
che ha sempre toni apocalitticiPorta Maggiore: gay 20enne aggredito in strada
La denuncia da parte del Gay Center che lancia l'allarme sulle aggressioni avvenute nella Capitale nel 2013 (Roma Capitale).
Senza fornire uno straccio di prova dei dati riportati (sul sito del Gay Center né su quello della Gay Help Line non se ne trova traccia, una mia mail di settembre è rimasta senza risposta)  si parla dei casi di omofobia di cui il Gay Center sembra esserne l'unico a conoscenza 
Oltre 50 le aggressioni omofobe a Roma nel 2013. Il dato è rilevato dal Gay Center, che sottolinea come poche di queste aggressioni sono poi oggetto di denuncia.  (il Messaggero)
Se si deve fare un bilancio di quest'anno, "sono state oltre 50 le aggressioni solo a Roma - ha riferito ancora l'associazione - di cui poche denunciate alle forze dell'ordine. Oltre 100 i casi di bullismo nella capitale e almeno 7 i casi di suicidio o tentato suicidio di cui solo 4 noti alle cronache. Gay help line ha ricevuto da tutta Italia oltre 20 mila contatti per richiesta di sostegno di vario tipo. Molti casi riguardano soprattutto i più giovani, per questo c'è bisogno anche di un intervento di mediazione familiare, soprattutto quando i ragazzi non hanno fatto coming out in famiglia, anche per evitare che le aggressioni non vengano denunciate, oltre alle azioni dovute per episodi di discriminazione subite in famiglia".
(Repubblica)
Insomma il Gay Center appare un'associazione fichissima, autorevole, cui la stampa riconosce una rappresentanza che non ha e che nessuno si è mai sognato di darle,  che è a conoscenza di più dati della polizia e dell'Oscad (che però, a differenza di Gay Center le cifre le mettono a disposizione sui loro siti) , che ha avvocati cazzuti che addirittura sequestrano le telecamere (la polizia e la magistratura, invece, mica ci hanno pensato)...

E improvvisamente dall'aggressione al ragazzo perchè gay si passa alla pubblicità del Gay Center con tanto di richiesta di fondi.
Sul contrasto all'omofobia - dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center - c'è bisogno di un maggiore intervento delle Istituzioni, che supporti anche l'azione di volontari e associazioni. Su questo chiediamo un incontro con il sindaco Marino e l'assessore Cattoi.  (il Messaggero)
Cioè richiesta di fondi (altri fondi) per loro...

Del ragazzo rappresentato dal Gay Center non sentiremo più parlare (il Gay Center non ci informa mai sull'efficacia delle strategie dichiarate dai cazzuti avvocati) né sui giornali né sul sito del Gay Center.
Fino alla prossima aggressione e alla prossima elencazione di quanto so fighi e bravi quelli del Gay Center e della Gay Help Line...

Ora, vi chiedo, a voi non viene un po' da vomitare?

4 commenti:

Marco Stizioli ha detto...

Hai ragionissimo!

Remo ha detto...

In parte hai ragione nel dire che quelli del Gay center ci marciano nel farsi pubblicità, però bisogna anche dire che l'Oscad raccoglie solo i fatti che gli vengono denunciati direttamente, quindi i suoi numeri sono senz'altro incompleti. Così come è anche vero che alla polizia pochi ancora denunciano: primo perché la denuncia alla polizia la vedono come un richiamare l'attenzione su un fatto su cui personalmente non vogliono pubblicità, secondo perché ancora tantissimi hanno timore o vergogna di dire di essere omosessuali alle forze dell'ordine (e c'è anche poi da dire che gli stessi soggetti dentro alle forze dell'ordine non invogliano certo a essere aperti con loro).
Insomma non buttiamo via il bambino con l'acquasporca, senza le denunce del gaycenter ai giornali il fenomeno sarebbe dai media ancor più sottostima di quanto è già.

Remo ha detto...

P.S. Volevo solo aggiungere che c'è poco da lamentarsi delle foto stereotipare associato da google alla parola "gay", perché dipende tutto solo da uno stupido algoritmo: purtroppo sono i gay stessi a far sì che certe immagini stereoripate in rete siano associate al loro.
Se la comunità gay li combattesse certi stereotipi invece di coccolarli, sarebbe già un primo passo.

Alessandro Paesano ha detto...

Remo io non metto minimamente in discussione l'operato del Gay Center per principio. Noto solo che i dati che danno non sono consultabili da nessuna parte.

Si chiama trasparenza. E il gay Center è poco trasparente.

Sulle foto non credo proprio che la "colpa"(termine cattolico che non mi paice, io parlo di responsabilità) sia della comunità gay ma della stampa e di interne dove vengono usate sempre e solo un certo tipo di immagini come è emerso in decide di convegni...

Io non ho nulla da ridire di un uomo in drag al Pride o latyrove, ma quando si parla di famiglie omogenitoriali quell'immagine usata dalla stampa esprime un pregiudizio e discrimina. Come può la responsabilità essere dell'uomo in drag?