giovedì 10 gennaio 2013

Storie ritornate 2: Lo spot contro l’omofobia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.

Dello spot vi ho già parlato.


Si tratta dello spot contro l'omofobia voluto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità.


Sei giovani, tre ragazze e tre ragazzi indicate e indicati da una voce fuori campo come mancina, alto, lesbica, rossointonata, e gay. Ls etssa voce alal fine commenta e non c'è niente da dire.

Il pay off  dice Sì alle differenze. No all'omofobia.

Sul sito del dipartimento per le pari opportunità si legge purtroppo un comunicato, sessista nella grammatica
la nuova campagna di informazione e sensibilizzazione contro ogni forma di atto discriminatorio nei confronti degli omosessuali
e le omosessuali? Le donne?
Il comunicato spiega come
Uno degli obiettivi principali della Campagna (...) è di continuare a promuovere la “cultura del rispetto”: il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze.
Purtroppo non c'è rispetto della persona se non c'è il rispetto della coppia...

Anche la felice scelta lessicale del pay off sì alle differenze no all'omofobia viene rimangiata dal trito aggettivo diverso usato per riferirsi alle persone omosessuali o a quanti e quante vengono percepiti come fuori dalla norma.
La paura del diverso spesso diventa un automatismo che produce atteggiamenti difensivi che sfociano nella discriminazione.
Purtroppo anche la percezione che si ha e si dà dell'omofobia è parziale e molto restrittiva.
L’omofobia è una paura irrazionale e generica per le persone omosessuali, che troppo spesso si traduce in atteggiamenti persecutori e violenti.
Una visione dell'omosessualità che non è ancora percepita come un normale  modo di essere se nel comunicato si dice che
discriminare l’omosessualità è come discriminare un naturale modo di essere, le persone rosse di capelli, i mancini o gli intonati.
E' come discriminare un naturale modo di essere, o è discriminare un naturale modo di essere?
Purtroppo le bellissime parole che chiudono il comunicato...
Le differenze sono parte dell’essere: normali, naturali e tutte rispettabili e apprezzabili. La battaglia è contro i luoghi comuni e gli atteggiamenti di esclusione che minano i cardini della società civile. L’omofobia è un male diffuso e corrosivo, un nodo sociale che deve essere sciolto e risolto con consapevolezza.
L’esortazione della Campagna è forte e chiara: “Sì alle differenze. No all’omofobia.”
...non sono davvero mostrate nello spot.

Lo spot è stato prodotto da Blu Pubblicità & Comunicazione che ha vinto la gara indetta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle Pari Opportunità, veicolato a livello nazionale attraverso stampa quotidiana, periodica, affissione e attività di sampling nelle stazioni, spot in tv e all’interno del circuito Grandi Stazioni.

Lo spot stigmatizza l'omofobia senza spiegarci cosa sia né in quali occasioni si presenti: la discriminazione, il ludibrio, la violenza subita dalle persone omosessuali.

Un no astratto senza nessun esempio concreto di omofobia

Gli altri aggettivi cui vengono paragonai gay e lesbica per sottolineare la normalità dell'omosessualità non sono percepiti dalla società come cosa negativa.  L'omosessualità sì.


A nessuno, a nessuna, per offendere qualcuno o qualcuna, viene in mente di dire sei mancino o sei rosso (di capelli..) oppure sei alta, sei intonato,  mentre molti e molte pensano che dire sei frocio sei lesbica siano un modo per offendere.

La retorica del Sì alle differenze. No all'omofobia si basa su uno spirito egualitario che non viene espresso denunciando le concrete discriminazioni (alcune delle quali sono portate avanti dallo stesso stato italiano).


Appena però caliamo le persone omosessuali nella vita di tutti i giorni ecco emergere la diffidenza e il pregiudizio.

Basta leggere i dati Istat.



Messa in termini così astratti e di principio sono pochi quelli che sostengono l'omofobia. Qualche esempio più diretto e concreto avrebbe sicuramente ricevuto maggiori resistente e sarebbe davvero servito alla causa.


Qui non siamo lontani da chi dice a me non importa nulla cosa fai a letto e con chi basta che non ostenti... quando il problema è proprio la intolleranza di una visibilità che si reputa spontanea e non ostentata solamente alle coppie eterosessuali(=di sesso diverso).

L'orientamento sessuale non è solamente una questione di sessualità ma anche di vita affettiva, di famiglia, di coppia, la cui esistenza viene vissuta anche nel pubblico della vita sociale non solamente nel privato delle pareti domestiche o della camera da letto

Mostrare le persone omosessuali esclusivamente come individui non mostrarle mai con un o una partner vuol dire ignorare la questione della visibilità.
Solo nell'ambito della coppia l'omosessualità smette di essere una etichetta astratta e diventa una parte concreta dell'identità non solo sessuale di ognuna e ognuno di noi.

Perciò dire, come fa lo spot, che l'omosessualità è normale come l'altezza o il colore dei capelli è un modo per svicolare e non affrontare l'argomento omofobia che riguarda tante forme diverse di discriminazione e vessazione.



1 commento:

Giancarlo Russo ha detto...

Ciao Ale, come va? Passo di qui non solo per dirti che condivido in tutto l'articolo (pertanto non aggiungerò altro), bensì per segnalarti pure un'oscenità (eufemismo) che fa venire i brividi. Pare che il messia Monti abbia candidato due uomini dichiaratamente omosessuali: Alessio De Giorgi e Giuliano Gasparotti. Leggi un po' il delirio di De Giorgi: "Monti ha detto che le battaglie sui diritti civili non sono urgenti, ma certamente importanti. Ed è evidente che di fronte ad una crisi economica, le nostre battaglie non siano tra le primissime cose da affrontare. Sarà un caso che siano entrambi sostenitori di Matteo Renzi che si pronunciò apertamente contrario sia all'estensione per le coppie omosessuali del diritto e dell'adozione?