domenica 23 settembre 2012

Lettera aperta ad Alex Corlazzoli a propostio del suo articolo sul fatto quotidiano Maestro, mia mamma si chiama Nichi

Le scrivo in relazione al suo articolo Maestro, mia mamma si chiama Nichi pubblicato sul Fatto quotidiano del 22 settembre u.s.

Trovo le sue affermazioni discriminatorie e in completa malafede perchè lei, nell'argomentare perchè  le persone omosessuali non possono parte da delle considerazioni generiche che non applica ad altri tipi di di famiglia.

Da che mondo è mondo il bambino ha bisogno della figura della madre e del padre, della donna e dell’uomo
Secondo lei dunque non dovrebbero esistere il divorzio né le famiglie monogenitoriali.

Il bambino che è rimasto per nove mesi nel ventre materno e ha vissuto l’esperienza del legame fisico con la madre attraverso l’allattamento, continua nei suoi primi anni di vita a riconoscere anche nella fisicità della madre un senso di protezione che un uomo non può dare.
Dunque lei è contrario solo alla omogenitorialità maschile.

Le donne, anche se sono lesbiche, possono dunque allevare prole?

Allora non è l'orientamento sessuale il discrimine  ma piuttosto il genere maschile.
E’ un fattore senza dubbio anche fisiologico e fisico. Il papà è invece, colui che dà sicurezza, è la figura che ci ha rassicurato quando abbiamo preso in mano per la prima volta la bicicletta.
Il maschio, lei dice, ha un ruolo succedaneo a quello della donna per quando riguarda l'allevare la prole.


Una definizione dei ruoli paterno e materno fondati sul più reazionario e maschilista degli stereotipi di genere, fermo agli anni 50 del secolo scorso.

Magari lei è di quelli che insegna ancora alla sua classe che le femminucce devono vestire di rosa e i maschietti di celeste...

Sembra invece più equamente contrario all'omoegenitorialità di entrambi i sessi quando tira fuori dal cilindro della psicopedagogia (Secondo quale pensiero? Di quale studioso? In quale testo? Scritto in quale epoca?) che essendovi un processo di identificazione nei genitori, una coppia omosessuale (e non, come scrive lei,  di omosessuali perchè ci sono coppie dello stesso sesso che hanno avuto figli da precedenti relazioni etero) alla sua prole non può fornirla.
 
Di nuovo lo stesso vale sia per le famiglie divorziate, sia per quelle di coniugi vedovi/e, sia per le tante donne che crescono su la prole da sole e anche gli uomini.
Perchè la famiglia non è più quella fascista patriarcale dove l'uomo lavora  e la donna alleva la prole. Quella non esiste più da almeno 40 anni. 

Se non vuole credere a me si informi sul sito dell'Istat dove sono riportati i numeri e la tipologie di queste nuove famiglie.
Ecco il link.
http://www.istat.it/it/archivio/38613

In ogni caso lei sembra dimenticare che le bambine e i bambini, qualunque sia la famiglia in cui crescono, non vivono separati dal resto del mondo.

Anzi oggi i la prole esce dall'alveo familiare in tenerissima età (ha presenti gli asili nido?)  dove incontrano l'universo mondo: altre bambine e bambini, altre genitrici e genitori, maestre e maestri, donne e uomini eterosessuali,  omosessuali e, pensi un po'!,  anche bisex per cui l'identificazione può avvenire (come avviene) in altri ambienti. Anche a scuola, dove magari bambine e bambini possono avere la sfortuna di incontrare un maestro reazionario e antico come lei.


Che lei sia in cattiva fede lo deduco da un ammiccamento implicito che fa quando adduce all'Organizzazione Mondiale della Sanità - che ha stabilito nel 1994 (vede quanto lei è antico?) che l'omosessualità è una normale variante dell'affettiva e della sessualità umane - dei dati statistici da riferire casomai dall'Istat in base ai quali lei calcola (per un ristrettissimo difetto al 5 %) la popolazione italiana di persone omosessuali affermando che in una classe di venti adolescenti, un ragazzo o una ragazza ha la probabilità, dal punto di vista statistico, di essere omosessuale ben diversamente dall'Istat che fornisce tutt'altri dati. (cfr. http://www.istat.it/it/files/2012/05/report-omofobia_6giugno.pdf?title=Popolazione+omosessuale+nella+societ%C3%A0+-+17%2Fmag%2F2012+-+Testo+integrale.pdf).

Ma fa niente. Lei è un maestro e non uno statistico.

Quello che trovo davvero irricevibile e che offende l'intelligenza delle sue lettrici e dei suoi lettori oltre che le famiglie omogenitoriali e la loro prole, sono le sue affermazioni sulle coppie maschili omogenitoriali che lei trasforma in macchiette grottesche.

Tuttavia da insegnante provo a immaginarmi un bambino di 6 – 7 anni che spiega ai compagni che lui ha una mamma maschio.
Non posso credere che lei sia talmente deficiente (nel significato letterale del termine, che le mancano cioè alcune conoscenze delle quali deficita) da poter davvero e in onestà pensare che in una coppia di due uomini ci sia una mamma.

In una coppia di due uomini il bambino avrà due papà.

Pensi che l'Olanda, in una trasmissione televisiva per bambini che possiamo paragonare al nostro Zecchino D'oro già nel 2005 (vede ancora quanto lei è antico?) fa cantare a un bambino di 11 anni che lui ha due papà e non come dice discriminatoriamente lei una mamma maschio.

Il programma si chiama Kinderen voor Kinderen (t.l. Bambini per bambini) della televisione pubblica VARA, la canzone è Twee Vaders (t.l. Due padri) e può vedere il video e leggere il testo tradotto andando a questo link http://www.garasunokamen.ilcannocchiale.it/print/1309434.html

I suoi cliché sono così dogmatici  e retrogradi che lei non riesce a metterli in discussione e adeguare i suoi strumenti linguistici alla mutata realtà sociale.

Mi chiedo se lei insegni alla sua classe ancora il sistema tolemaico invece di quello copernicano...

La  sua considerazione successiva poi è un capolavoro di malvagità perchè lei con una battuta sola riesce a offendere uomini gay e donne (tutte) attribuendo all'infanzia un pensiero che è suo e, per fortuna, solamente suo
Ho provato a pensare al figlio di un omosessuale
le donne mai, eh?
che quando disegna la sua famiglia a differenza degli altri raffigura la mamma con la barba. E ancora ho pensato a come vivrebbero questa nuova dimensione gli altri bambini. 
 Un papà non potrà mai essere una mamma maschio, o una mamma con la barba.

La invito a chiederlo direttamente ai figli delle tante coppie omogenitoriali che esistono già in Italia, se ne faccia una ragione.

Parli con loro le spiegheranno che avere due papà o due mamme non li induce nella confusione in cui cade lei tra identità e orientamento sessuale.
Basta rivolgersi alla sede dell'associazione Genitori Rainbow (http://www.genitorirainbow.it/) o Famiglie Arcobaleno (http://www.famigliearcobaleno.org/) più vicina alla sua città, non so quale sia, forse un eremo isolato in qualche parte dell'Artide dove tutto arriva 30 40 anni dopo...

Chieda a quei bambini e quelle bambine come si vive con due mamme o due papà. Non chieda loro cosa provano a vivere con una mamma con la barba però perchè nella migliore delle ipotesi le ridono in faccia. Nella peggiore...

Le sue affermazioni sono così disgustosamente discriminatorie...
La necessità da parte delle coppie gay di adottare dei bambini mi sembra decisamente una scelta per soddisfare una propria esigenza, per colmare una mancanza.
che lei omette che le coppie omosessuali i bambini non si limitano ad adottarli ma li fanno, anche, che lei lo voglia o no.

La mancanza che colmano è la stessa di ogni essere umano che vuole mettere su famiglia con la persona che ama.
Anche se sono dello stesso sesso.
I bambini e le bambine ci arrivano.
Lei no.

Io sono ben conscio che in democrazia le idee vanno rispettate anche quando sono sensibilmente diverse dalle proprie, ma le sue considerazioni discriminatorie sono delle menzogne così evidenti dietro le quali si nasconde un pensiero retrogrado, patriarcale, pregiudiziale e discriminatorio che non può avere patria in nessuna democrazia avanzata.




5 commenti:

Giancarlo Russo ha detto...

Ti ringrazio per aver dato voce anche al mio pensiero. Ma, purtroppo, il giornalista verosimilmente non leggerà queste tue righe e, di conseguenza, mai risponderà. In altri paesi, ci sarebbero i termini per una denuncia e verrebbe di certo condannato. Ma, tant'è, Bersani ha ragione: siamo in Italia.

Alessandro Paesano ha detto...

Scusa se non ti ho citato ma nella lettera non c'era modo.
Gli ho mandato la stessa lettera su facebook
magari non mi risponde ma per leggerla la legge...

marginalia ha detto...

Non sono in fb e quini non posso "rilanciare" la tua lettera al 2giornalista" (?!), ma secondo me bisognerebbe "bombardarlo" finché non risponde in qualche modo a quanto gli scrivi/contesti

Quindi chi è in fb si dia da fare, almeno scopriamo che i social network servono a qualcosa

Anonimo ha detto...

bella Alessandro.
Hai fatto centro.
Gendibal

Giancarlo Russo ha detto...

Figurati, non volevo mica che mi citassi, ci mancherebbe altro, io ti ho solo messo al corrente di quell'articolo vergognoso. Speriamo che risponda...