lunedì 15 agosto 2011

Riflessioni su alcuni articoli per il matrimonio tra Paola Concia e Ricarda Trautmann e in particolare sull'articolo di Luciano Mora su Avvenire.




Come saprete Paola Concia e Ricarda Trautman si sono "sposate" in Germania lo scorso 5 agosto come è stato ampiamente annunciato dai media.
Le virgolette al verbo sposate sono d'obbligo perchè la legge tedesca non ha aperto il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso. Si tratta dell'Istituto giuridico della convivenza registrata (Eingetragene Lebenspartnerschaft) introdotto in Germania dalla con la legge Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft del 16 febbraio 2001 in vigore dal 1º agosto successivo.

Riconoscendo una discriminazione per le coppie dello stesso sesso lo Stato tedesco  ha creato un istituto giuridico ad hoc per coppie omosessuali e solo per esse. La convivenza registrata applica ai contraenti disposizioni analoghe a quelle contenute nel codice civile tedesco per la disciplina del matrimonio*, ai conviventi non è riconosciuto però, come ai coniugi, il diritto di adozione congiunta, e inizialmente non permetteva l'adozione dei figli del convivente. Tale diritto è stato introdotto dal 2004.

Una legge che riconosca  legalmente le unioni tra persone dello stesso sesso senza dare gli stessi identici diritti delle persone sposate continua a discriminare. Infatti il 22 ottobre 2009, la Corte Costituzionale Federale ha stabilito che l'Istituto giuridico della Convivenza registrata riconosca alle coppie dello stesso sesso registrate gli stessi diritti ed i doveri del matrimonio. Dunque come il matrimonio anche se formalmente non un matrimonio come molti quotidiani ricordano nella chiusa del proprio articolo senza che questo impedisca loro di usare nel titolo la parola matrimonio.

Il modo in cui la notizia è stata riportata ha un che di maschilistico, di antico, di discriminatorio.
Non tanti anni fa, nel 2006, quando i miei amici Laura e Piero si sono sposati in comune, nel certificato di matrimonio c'era scritto che era Piero, il maschio, a prendere in sposa Laura, la femmina.

Non so se oggi il certificato è cambiato, ma certo la forma migliore, meno discriminatoria, è quella in cui si dice che entrambe le persone si sposano.
Non è una questione di politacally correct.

E' un modo di pensare più giusto ed equo di quello che pensa che sia il maschio a sposare la femmina, o un coniuge l'altro.
Storicamente era il maschio a sposare perchè le femmine non avevano alcuna importanza legale (non dimentichiamoci che le donne hanno avuto l'accesso al voto in Italia solamente nel 1945 per tacer del vecchio stato di famiglia promulgato in tarda era fascista e rimasto in vigore fino agli anni 70).

Così trovo discutibile e maschilista il modo in cui certi quotidiani hanno riportato la notizia sul matrimonio tra Paola e Ricarda.

C'è chi sottolinea come sia Paola a sposare Ricarda  (forse secondo un ragionamento che vede Paola più conosciuta di Ricarda?)

Paola Concia sposa Ricarda: matrimonio a Francoforte il messaggero

Paola Concia sposa la compagna a Francoforte la repubblica

Paola Concia sposa Ricarda, nozze a Francoforte Gazzetta del sud

Paola Concia, paladina degli omosessuali, sposa Ricarda: matrimonio a Francoforte il gazzettino

Paola Concia, paladina diritti gay, sposa Ricarda: matrimonio a Francoforte il mattino

Chi invece dice che Paola si è sposata (senza specificare chi) facendone una sposa gay

Paola Concia sposa gay a Francoforte Leggo

Chi trova un titolo migliore (per poi ribadire lo stesso concetto degli altri nell'occhiello) 

Paola Concia ha detto sì
La deputata del Partito democratico
ha sposato la sua compagna a Francoforte il corriere della sera

dove quel sua compagna è degno del più maschilistico la mia donna.D'altronde nell'articolo del corsera si legge:

La paladina dei diritti degli omosessuali corona il proprio sogno: sposarsi
La paladina di gay lesbiche e trans è forse più  esaustivo ma il nostro giornalismo si è così imbarbarito che pretendere più di tanto è quasi crudele. 


Anche l'AGI, nel dispaccio dice:
La deputata del Partito Democratico, Anna Paola Concia, 48 anni, ha sposato a Francoforte la compagna Ricarda Trautman
rendendo il verbo sposare transitivo, mentre la formula si è sposata con  renderebbe Ricarda meno passiva e più cooperativa nell'azione dello sposarsi...

Sono vecchie derivazioni del linguaggio non per questo meno maschiliste e che nella rifondazione del linguaggio che il movimento dovrebbe promuovere affinché si pensi tutti meglio in fatto di ruoli e identità di genere (oltre che di orientamento sessuale) sarebbe un piccolo passo concreto. Perché gli unici orrori non sono solamente l'articolo maschile quando si parla delle trans... 

Ora capisco che in Italia Paola sia più conosciuta di Ricarda, ma visto che in Italia non esiste né matrimonio per persone dello stesso sesso né un istituto giuridico equivalente all'Eingetragene Lebenspartnerschaft tecnicamente è Ricarda che sposa Paola, la cui unione in Italia non ha alcun riconoscimento legale. Sarebbe stato bello se i quotidiani avessero impostato la questione così invece di fare del solito gossip. Che avessero ricordato ai loro lettori che chi vive in Italia vive sempre meno in Europa...
Una delle poche eccezioni (non ho letto tutti gli articoli pibblicati, se ce n'è qualcun altro segnalatemelo) è Vanity Fair che ha ricordato:
A tutti i membri del nostro Parlamento viene garantita – a nostre spese, immagino – un’assistenza sanitaria integrativa. Ebbene, questa assistenza integrativa si estende ai figli e ai coniugi, ma anche alle/ai conviventi more uxorio. Ne può teoricamente beneficiare, per dire, Elisabetta Tulliani, che non mi risulta abbia mai sposato il presidente della Camera Gianfranco Fini. E sicuramente ne beneficiano alcuni compagni di deputate e senatrici.
Non ne beneficiano, invece, i compagni/le compagne omosessuali.


Una volta in questo paese si andava all'estero per divorziare. Lo facevano gli uomini che ne avevano la possibilità economica e nonostante in Italia l'atto non avesse riconoscimento legale poneva le mogli dinanzi una questione di fatto che avvantaggiava solamente il marito. Per tutelare queste donne e regolamentare questi divorzi di fatto nel 1970 venne promulgata la legge per il divorzio con un solito compromesso all'italiana 5 anni di separazione prima di poter ottenere il vero e definitivo divorzio. Questi anni si sono ridotti a 3 nel 1987.

Nel frattempo dati i tempi e i costi del divorzio molte famiglie si sono riformate senza potersi legalmente sposare perchè le coppie che formavano le nuove famiglie erano nell'impossibilità di ottenere il divorzio (perchè non trascorsi ancora i 5/3 anni a termine di legge) o perchè demotivate a intraprendere un matrimonio dopo le traversie burocratiche dovute affrontare per il divorzio.

Il fatto che molte coppie oggi (501mila secondo i dati Istat) convivano senza sposarsi non nasce dunque da un'avversione ideologica al matrimonio (come credevamo negli anni settanta) ma da motivazioni contingenti riguardo i matrimoni precedenti.
Nasce altresì da una resistenza femminile al matrimonio per ragioni di mentalità sociale non interne all'Istituzione matrimoniale:
"La convivenza prematrimoniale nasce da una richiesta delle donne che trova consenso negli uomini: le donne hanno oggi un buon livello di istruzione, aspirazioni professionali e sanno che sposandosi sarà più facile restare incapsulate in ruoli tradizionali" (Fonte: SULLE FAMIGLIE E COPPIE DI FATTO  – A cura dell’Ufficio Ricerche & Studi Statistici dell’Istituto degli Studi Giuridici Superiori [Fonti: ISTAT – Repubblica 1.3.04- Ricerche ed Interviste:Istituto S.G.S.])
I gay se ne sono sempre fregati dai matrimoni.
Con la scusa che eravamo contrari al matrimonio perchè era nel suo alveo che nasceva l'omofobia (come il maschilismo che però non ci ha mai interessato tanto che uno dei tratti distintivi di certi omosessuali era - ed è - la misoginia) ci siamo ben guardati dall'ipotizzare una relazione familiare scimmiottando la famiglia etero.

In realtà consapevoli dei limiti della famiglia capitalistica e del matrimonio su cui anche costituzionalmente la famiglia è basata1 dal 68 in poi si sono cercati, con scarso successo, modelli alternativi alla famiglia dalle coppia aperte (che maschilisticamente erano tollerate solo se  praticate dagli uomini) alle comuni, esperienze che si sono rivelate però fallimentari in quanto profondamente piccolo borghesi.
Erano cioè visioni alternative in deroga al matrimonio e non sinceri tentativi di costruire nuove forme di relazione interpersonale.

In queste ricerche tra le altre cose, non erano mai stati messi davvero in discussione gli stereotipi di genere.

Come spesso capita è stata la società a progredire ben più che  la legge.
Ed è stata in seno alla famiglia, quella resa meno rigida dalla legge sul divorzio e dal nuovo stato di famiglia che le coppie eteroassortite hanno iniziato a costituirsi secondo dinamiche nuove e impreviste.

Sono nate famiglie monoparentali, come nel caso della mia, dove solo un coniuge della famiglia patriarcale alleva i figli. La donna, la moglie, che va a lavorare anche se percepisce gli alimenti (ma mia madre da mio padre non ha mai visto un soldo) e che vive nella società da sola, barcamenandosi magari con un compagno che ha l'ingrato compito di doversi relazionare con dei figli non suoi e inventarsi un ruolo che non sostituisca quello paterno.

Quanti progressi queste nuove famiglie hanno fatto in quarant'anni?
Ci sono uomini e donne che vivono frequentando gli ex coniugi coi quali hanno fatto figli con i nuovi coniugi (compagni\e) coi quali hanno fatto nuovi figli.
Ci sono famiglie dove nuovi coniugi portano i figli avuti da matrimoni o unioni precedenti.

Famiglie in cui è la donna a lavorare e il marito magari p disoccupato o resta lui a casa a dedicarsi ai figli. e potrei continuare con svariati esempi.
La più grande conquista della famiglia costituzionale  è stata la nuova legge sullo stato di famiglia che equiparava i coniugi sostituendo quello gerarchico fascistissimo (promulgato infatti nel 1942).

L'avvento del divorzio ha dato possibilità alle coppie di fatto di costruirsi una vita sociale non più come coppie clandestine di amanti ma come formazioni sociali esistenti anche se prive di una ogni dimensione legale il che ha portato a obbrobri anche recenti come il caso di Adelina Parrillo la vedova di Stefano Rolla, una delle due vittime civili della strage di Nassiriya, la quale non è potuta entrare alla cerimonia di commemorazione dell'eccidio, all'Altare della Patria, perchè Stefano e Adelina non erano sposati. Adelina per lo stato non esiste e con lei non esiste il suo amore relegato ala sua vita privata, e, morto Stefano, destinato a scomparire e non avere alcun riconoscimento sociale.
C'è chi, furbescamente richiamando in causa Marx, in cattiva fede e sbagliando, commenta che gli unici vantaggi matrimoniali sono di carattere economico e che la vedova Parrillo ha il danno - non essendosi sposata con Rolla - di non percepire la sua pensione di reversibilità.
Ma ad Adelina non le è stata rifiutata solamente la pensione di reversibilità le è stato rifiutato il diritto di commemorare la morte del suo convivente perchè - non essendo sposati - la loro unione non aveva rilevanza e spessore pubblico ma solo quello privato.

Rilevanza pubblica. Ecco cos'è il matrimonio al di là delle sue definizioni legali, al di là della sua determinazione storica.
Se io mi sposo è perchè voglio dire al mondo che vivo con quella persona. Voglio che il mondo riconosca il mio legame con quella persona. Voglio essere riconosciuto come partecipante attivo ai meccanismi di compartecipazione, di collaborazione sociale, la cui unità cellulare è la famiglia naturale basata sul matrimonio come recita la nostra Costituzione.
Insomma il matrimonio è uno status symbol il segno del successo sociale, di maturità, dell'avere raggiunto l'età adulta. Tutti elementi che esistono prima dell'avere figli e che riguardano esclusivamente i due coniugi.
Ora non inganni quel famiglia naturale. Naturale non significa secondo natura alla quale per molti l'omosessualità non apparterrebbe. In giurisprudenza quel naturale si riferisce alla natura metagiuridica del concetto di famiglia cioè di una concetto (la famiglia) che precede la legge e la cui definizione non si esaurisce con quella legale.
Molti vorrebbero l'omosessualità una cosa non naturale.
Contraddetti dalla scienza e anche dalla giurisprudenza di sempre più stati nel mondo, che hanno esteso i matrimoni anche alle persone dello stesso sesso, agli avversari dell'omosessualità è rimasta solo la strada della presunta sterilità della coppia omosessuale per escluderla dal matrimonio.
Anche la sentenza 138 della Corte Costituzionale non potendo addurre altre motivazioni ha stabilito che non si possono equiparare le unioni omosessuali alla famiglia eterosessuale per la (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall’unione omosessuale.
Ora nessuna persona omosessuale è sterile di per sé. E' sterile solamente la coppia formata da due persone dello stesso sesso.
D'altronde ci sono parecchie coppie formate da persone di sesso diverso che - pur nominalmente potendo - non possono procreare per difficoltà oggettive procreative di uno o entrambi i partner. 
Il fatto che queste coppie eterosessuali non possano procreare de facto non impedisce loro di essere considerate una famiglia, perchè potenzialmente, in quanto coppia eteroassortita  potrebbero fare figli. 
Allora non è la concretezza di fare dei figli che rende una coppia famiglia ma solo la potenzialità nominale. 
Quella che viene evocata come la causa naturale dello status di famiglia in realtà non è un principio che si basa sulla concretezza delle coppie che fanno figli. Si basasse su questa concretezza anche le famiglie omoassortite - che hanno figli come le famiglie eteroassortite solo che li fanno con modalità differenti   (con la fecondazione eterologa o con le madri surrogate) - vi sarebbero annoverate.
Nè d'altro canto si può dire che quello che rende un figlio tale è esclusivamente il legame biologico genetico coi genitori. Un figlio è tale perchè due genitori lo crescono lo educano lo aiutano finché sono in vita.
Da questo punto di vista  le famiglie omogenitoriali sono esattamente come le famiglie di fatto etero esistono senza alcun riconoscimento giuridico.
Invece di riconoscere anche a queste coppie lo status di famiglia, perchè hanno fatto dei figli e li crescono insieme, senza alcuna tutela legale, per il semplice fatto che non possono fare figli tra di loro (il che, ribadisco non impedisce loro di fare figli comunque) non vengono riconosciute come famiglie. 
Esistono ma per lo Stato sono invisibili esattamente come Adelina.
Ma c'è di più.
A una coppia eteroassortita che ha problemi di sterilità lo Stato italiano consente un aiuto (pubblico o privato) solamente nella procreazione omologa, cioè con seme e/o ovuli della coppia, ma non eterologa, cioè con seme e/o con ovuli di donatori esterni alla coppia. 
La fecondazione eterologa è infatti vietata in Italia dalla legge 40. 
Per lo stato italiano dunque nemmeno a due coniugi etero uno dei quali sterile è consentito fare figli perchè li farebbero con un ausilio esterno e questo scardinerebbe, in qualche modo, il diritto che le due persone di sesso diverso hanno di sposarsi che è basato sulla possibilità di fare figli tra di loro
Ora lo stato non impedisce a queste persone di sposarsi né considera nullo il matrimonio se si scopre, dopo, la sterilità di uno dei coniugi (diritto civile). 
Nega però qualunque aiuto a queste coppie che, se vogliono fare un figlio eterologamente, devono andare all'estero oppure devono optare per l'adozione (in Italia riservata solamente alle coppie sposate). 
La causa naturale che rende una coppia una famiglia è solo la possibilità di fare figli tra di loro. Una concezione niente affatto laica e che ricorda troppo da vicino il diritto canonico. Una concezione che esclude le coppie - etero ed omo - che non possono fare figli tra di loro, una discriminazione di fatto che individua nella coppia etero una sterilità come accidente e in quella omosessuale una condizione ontologica.
Eppure nella nostra Costituzione è esplicitamente detto - dall'articolo 3 - che 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (i neretti sono miei)
Per lo stesso principio nominalistico si vuole non solo vietare alle famiglie omoassortite di fare figli (con l'aiuto della fecondazione eterologa) ma addirittura il diritto ad avere dei bambini perchè in quanto coppia nemmeno potenzialmente possono farli tra di loro.
Adesso mettiamo il caso che ci siano due coppie una eteroassortita che per motivi personali non legati alla fertilità ha deciso di non fare figli  e una coppia omoassortita che invece desidera farli. Quel che in natura non può accadere può però accadere tramite la fecondazione assistita e/o le madri surrogate. Ma lo Stato non riconosce il diritto delle coppie ad avere dei bambini basandolo sul desiderio delle medesime di averli ma solo su un determinismo potenziale se cioè l'assortimento biologico della coppia lo consente potenzialmente, poco importa se poi la coppia in questione davvero voglia o possa farli.


Un principio paternalistico, irrazionale  e discriminatorio e che non ha nessuna base giuridica, basandosi sugli stessi principi che rendono incostituzionale la legge 40.


Invece di riconoscere l'amore l'affetto e la rilevanza sociale di chi ha deciso di unirsi in matrimonio per sancire una vita in comune con o senza figli e contribuire alla società in quanto coppia si continua a inferire su alcuni cittadini discriminandoli in base a discutibilissime idee prive di alcun fondamento scientifico etico storico e giuridico.


La pulsione di morte di una religione come quella cristiana che si basa sul consumo di carne e sangue del figlio di proprio dio è talmente contronatura (no alla ricerca scientifica, no alla scienza senza dio, sì al creazionismo, no a Darwin) e contro il principio di piacere della vita (la pratica sessuale agganciata esclusivamente alla procreazione quindi niente coito anale niente sesso orale niente masturbazione) da costituire un cancro incurabile (per tutte le metastasi installatesi nel nostro parlamento) pericoloso (basta pensare alle posizioni della chiesa contro la sanatoria della pena di morte per il reato di omosessualità) e che minaccia la felicità di tutti quelli e quelle che non si riconoscono nei precetti della Chiesa (come se tutti quelli che si professano cattolici seguono questi precetti alla lettera) una organizzazione privata che ha tutto il diritto a creare delle regole proprie che però non possono diventare regole di tutti perchè irrazionalmente imposte da un'autorità superiore come si pretende sia quella divina e che, soprattutto, non possono derogare dai diritti fondamentali della nostra Costituzione (e , se non bastasse, da quella Europea). 
Lo Stato dovrebbe smettere di garantire alla chiesa i privilegi che le concede per il suo profondo e intimo antiumanesimo. 
Invece dobbiamo tollerare degli articoli che discriminano proditoriamente senza nemmeno ammetterlo apertamente ma nascondendosi anzi dietro una male interpretata idea di naturalità
Così Paola Ricarda e tutti noi abbiamo dovuto leggere queste parole pubblicate su Avvenire  lo scorso 8 agosto:

Una storia d'amore?
Direi proprio di sì. Perché chiederlo se non per delegittimare la coppia e l'affetto reciproco?
Una provocazione?
Agli occhi di un cattolico probabilmente sì. Chiunque viva alla luce del sole secondo precetti altri da quelli che i cattolici impongono per volontà divina a tutto il genere umano sono dei provocatori. D'altronde i cattolici, mossi da dio, non sbagliano mai e hanno sempre ragione...
Un gesto che passerà alla storia delle battaglie per i diritti civili?
Non certo in Italia. Anzi quel gesto denuncia l'arretratezza giuridica del nsotro paese. In Germania la legge c'è già da un bel pezzo quindi il gesto è già storia. Ma chi crede in una verità eterna e detta una volta per tutte scade spesso nel provincialismo naïf.
Un oltraggio al dettato costituzionale?
E in che modo verbigrazia visto che Paola e Ricarda si sono sposare in Germania, un altro stato sovrano? Vedete la volontà dei cattolici di assoggettare tutti all proprio volere? 
Non intendiamo portare acqua al mulino delle ovvietà polemiche, né pronunciare verdetti di condanna o parole di assoluzione.
Ma lo ha appena fatto....
Non compete a noi, e non ci interessa.
Che ipocrita. In uno stato democratico chiunque ha diritto a farsi una opinione e ad esprimerla. Non nello Stato Vaticano dove solo i teologi parlano e i sudditi tacciono e obbediscono.
Ma la scelta della deputata del Pd, Paola Concia, che l'altro ieri si è sposata nel municipio di Francoforte, in Germania,
Tecnicamente no si è sposata, si è registrata come convivente...
con la fidanzata tedesca Ricarda merita qualche annotazione a margine.
Intanto, visto che la legge è tedesca e vale per la cittadina tedesca (intendo dire Ricarda non Francoforte...) casomai è Ricarda che ha sposato Paola ma lasciamo perdere...
Una premessa iniziale a scanso di equivoci: abbiamo scritto "sposata" e "fidanzata". Sono parole che siamo consapevoli di usare in modo improprio ma, proprio per evitare incomprensioni, accuse di insensibilità o altre letture strumentali lontanissime dai nostri obiettivi, ci consegniamo al normale lessico nuziale. I teologi morali, per una volta, chiuderanno un occhio.
Ed ecco il punto. SIAMO IN ITALIA. Non nel vaticano. L'opinione dei teologi per i cittadini italiani ha lo stesso valore giuridico di quello del mago Otelma. Come si fa a mischiare Costituzione italiana e teologia?
Premessa bis. Non avremmo mai osato invadere la sfera privata di una persona, neppure quella di una deputata che ha per definizione rilievo pubblico, se lei stessa non avesse deciso di dare al suo gesto massima e ostentata visibilità.
Ed ecco il nucleo forte, detto en passant, dandolo quasi per scontato,  che rivela l'ideologia dell'omertà della chiesa, dei cattolici e di tutti gli avversori del matrimonio tra  persone dello stesso sesso.
Per nessuna persona che si sposa il matrimonio è un fatto privato tant'è che per legge - e vale sia per il matrimonio civile che per quello religioso - sono obbligatorie le Pubblicazioni matrimoniali: un atto formale cioè, attraverso il quale la coppiacomunica pubblicamente alla collettività la futura unione coniugale
Le pubblicazioni consistono nell’affissione in Comune (ed in Chiesa, se si effettua il rito religioso) di una locandina, nella quale verranno indicati le generalità dei futuri sposi, quelle dei genitori ed il luogo stabilito per la celebrazione del matrimonio. Essa rimarrà affissa per 8 giorni consecutivi comprendenti 2 domeniche. In tale periodo eventuali terze persone, se lo riterranno opportuno, potranno esprimere il loro dissenso alle nozze.

Trascorsi gli 8 giorni, il Comune rilascia
il certificato di nullaosta da presentare all’ufficiale di stato civile. Il matrimonio dovrà avvenire entro 180 giorni dalle pubblicazioni. (fonte lineacredito)

Un atto pubblico e oggi anche su internet, dove si possono leggere, per esempio, le pubblicazioni di matrimonio del Comune dii Roma.

Il matrimonio è l’unione sessuale socialmente riconosciuta e approvata tra due individui adulti, tramite atto pubblico (istituzione formale) (cfr Giddens, Fondamenti di sociologia, Il Mulino, Bologna 2006 Capitolo V Famiglie).

Chi relega il matrimonio gay alla sfera del provato oltre a mentire tradisce la sua vera intenzione che èq uella di non ricosnocere e apprvare socialmente il matrimonio tra preosne dello stesso sesso.

Addirittura attraverso la vendita dei diritti della cerimonia tedesca a una rivista.
Questo non è vero, tant'è che Paola si p dovuta difendere legalmente e il direttore di Avvenire ha ritrattato...
Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali
che riguardano molti matrimoni etero tra persone di rilevanza pubblica
che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente - almeno secondo l'immagine che lei stessa ama esibire - francamente delude un po'.
Ecco la sferzata paternalistica e patriarcale. Capite l'arroganza dei maschi cattolici? Non vi prudono le mani? A me sì.
Ma non è questo il punto.
Prima ricopro di merda come meglio credo e poi dico Ma non è questo il punto. Facile, no?
Quello che colpisce e lascia perplessi è la straordinaria macchina del consenso che si è messa in moto per trasformare un momento comunque intimo
ecco qui si tradisce al punto da dirlo quasi esplicitamente.
in un episodio segnato da una pesante etichettatura ideologica.
Quale quella di chi, credendo nel matrimonio come  unione sessuale socialmente riconosciuta e approvata tra due individui adulti non capisce perchè sia precluso alle coppie di sesso uguale o quella di chi per motivi religiosi non vuole riconoscerlo loro?

Paola e Ricarda, lei parlamentare italiana, l'altra lei criminologa tedesca, hanno deciso di amarsi e di vivere insieme?
No hanno deciso di sposarsi, e questo la legge italiana non lo consente.
In Italia non c'è una legge che lo impedisce. Anzi, ci sono norme del diritto civile che tutelano e regolano i diritti dei singoli e i loro rapporti.
ed ecco il limbo in cui i cattolici vogliono relegare le coppie omosessuali. mentre per le coppie etero il matrimonio è una unione sessuale socialmente riconosciuta e approvata tra due individui adulti, per quelle omosessuali è una questione che riguarda cioè il singolo cittadino non nella sua sfera pubblica ma in quella personale, privata.
E invece le due signore hanno preteso
Preteso? O sono andate dove è loro concesso quel che in Italia non è permesso?
di convolare in Germania, con gran seguito di reporter e di fotografi. E non si sono lasciate sfuggire  l'occasione di rammaricarsi per l'ingiustizia - a loro dire - della normativa italiana che impedisce a due persone dello stesso sesso di unirsi m matrimonio.
Ecco l'animus totalitario dei cattolici. Fosse per loro dovremmo stare tutti zitti se pensiamo altrimenti.
Anzi, uno dei politici al loro seguito, il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, si è affrettato a sottolineare che da domani, quando le due signore rientreranno in Italia, sarà inevitabile creare un caso vista l'impossibilità di trascrivere le nozze tedesche nei nostri uffici anagrafici. Un caso, quindi, più che un matrimonio.
Un "matrimonio" (con i distinguo già fatti) In Germania. Un caso per la cattolica e totalitaria Italia
Cioè un gesto politico,
ma L'apoliticità non esiste, tutto è politica (Thomas Mann La Montagna incantata). E' politico il gesto di Paola e Ricarda proprio come quello di Luciano Moia.
una scelta strumentale per scatenare l'ennesimo, sterile, scontro.
Cioè, tu mi vieti di sposarmi, io vado a sposarmi dove mi è consentito e la mia è una scelta non necessaria ma strumentale?
Non si tratta in alcun modo, qui, di mettere in dubbio la qualità dei sentimenti di Paola e Ricarda. Ma di chiedersi per quale motivo debbano farsi pretesto per il solito polverone propagandistico e il solito caso a orologeria.
Forse perchè ogni matrimonio, essendo pubblico, lo è?
E' davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?
Di questo ho già avuto modo di parlare in questo lunghissimo post.
Mettendo per un momento da parte le istanze del matrimonio religioso come delineato dalla Chiesa cattolica,
eheheh cioè affrontando per la prima volta l'unico matrimonio che ha rilevanza giuridica in Italia cioè quello civile...
non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d'amore sancito sul piano pubblico?
Ahhhhhh ecco che riconosce  il piano pubblico. Che però è sacito solo dalla omofertilità della coppia...
Da qui discende la rilevanza civile di un matrimonio, anzi, questo la costituisce.
Per il diritto canonico non per quello civile. Non aveva detto di mettere da parte le stanze del matrimonio religioso?
Matrimonio e unioni omosessuali appartengono a categorie ontologicamente diverse. E non saranno espedienti legislativi né mode culturali a colmare questa distanza.
Infatti per lo Stato Tedesco la convivenza registrata (Eingetragene Lebenspartnerschaft) è riconosciuta alle coppie omosessuali come legge a sè la Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft. Ma siccome i principi democratici vietano qualuqnue discriminazione, questa legge ad hoc per le coppie dello stesso sesso dà a chi la contrae gli stessi diritti di quelle etero che hanno contratto regolare matrimonio.
Grazie a Luciano Moia ora sappiamo quale percorso giuridico lo Stato deve seguire per riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso. Una legge ad hoc che dia loro e solo a loro gli stessi diritti del matrimonio che si chiamerà omomonio.
Scommettiamo che nemmeno questa legge sull'omomonio sarà accettata dai cattolici?



1) art. 29 della Costituzione: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

*Al convivente in caso di morte del partner la legge attribuisce glistessi diritti successori che il matrimonio conferisce ai coniugi, e riconosce la pensione di reversibilità, il permesso di immigrazione per il partner straniero, reversibilità dell'affitto e l’obbligo di soddisfare i debiti contratti dalla coppia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Fantastico!
Sottoscrivo ogni riga.
Gendibal

Alessandro Paesano ha detto...

Grazie!!!