domenica 13 settembre 2009

Gay.it dice la sua sulla fiaccolata stanziale dell'11 settembre

Una fiaccolata d'intermezzo.

Ad una settimana dall'inatteso boom del corteo che dal Colosseo arrivò fino al Campidoglio, il 3° Micro Pride della capitale è andato incontro ad una brusca frenata.

Poche le persone accorse a Piazza Navona, in quello che non è stato un percorso bensì un sit-in, immobile, all'ombra del fontanone del Bernini. 300 circa le persone presenti, ovvero un decimo rispetto alle 3000 che venerdì scorso avevano illuminato i Fori Imperiali, a conferma di quanto sia stata forse infelice la scelta di volersi 'fermare', per due ore nello stesso punto.

Gay.it - 3° Micro Pride: ancora in piazza contro l'omofobia a RomaCon il passare dei minuti molte persone si sono aggiunte, ma molte se ne sono anche andate, per quello che è stato alla fine un cambio 'fisico' e non 'numerico'.

A parlare chiunque avesse voglia di dire qualcosa, con il megafono che è passato di mano in mano, raccontando storie, appelli, speranze e sogni.

L'impressione è che per riprendere forza il Micro Pride debba tornare ad essere 'mobile', con la città letteralmente tagliata in due da pacifici, allegri ed illuminati cortei. Già dalla prossima settimana, con il 4° appuntamento, potremo 'pesare' la validità di questa teoria, fondata per il momento sulla scarsa ed inattesa partecipazione alla manifestazione di questa sera, soprattutto se paragonata al boom di 7 giorni fa.
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Ho inviato due righe all'autore (anonimo) dell'articolo (sic!)

Scrivo a proposito dell’articolo sulla fiaccolata stanziale a Roma lo scorso 11 settembre

A me sembra che il fatto che chiunque ne avesse voglia, senza censure né previe autorizzazioni, abbia preso la parola e discusso davanti agli altri convitati sia il segno di una matura democrazia di un movimento nato dal basso e autoconvocato e che le cose dette pur se diverse abbiano un sentire comune, costituiscano una piattaforma di rivendicazione. Possibile che chi ha scritto l’articolo abbia solo contato il numero e non si sia soffermato sulla novità di un evento che non era la solita partecipazione passiva, pur se numericamente superiore, ma una partecipazione attiva, democraticamente rilevante e inedita soprattutto per il movimento glbt romano?

We have a dream, i liberi cittadini che hanno partecipato a quell’evento, come il sottoscritto, che beninteso scrive a titolo personale, non hanno bisogno di patenti o di attestati di approvazione da parte di chicchessia tanto meno da un sito che fa del gossip e delle foto di ragazzi nudi (e le ragazze? Ah già il sito si chiama “gay” non “lesbo”!...) il forte della propria proposta culturale.

Però, forse, il giornalista (sic!) che ha sentito di bollare negativamente come insuccesso la straordinaria prova di democrazia dei cittadini romani presenti dovrebbe rivedere le priorità del proprio informare, soffermandosi meno sulle sfilate e di più sui contenuti. Sempre che sia capace di riconoscerli oltre che di produrne…

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